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sexta-feira, 15 de novembro de 2013

Jesús Castellano Cervera, Preghiera e vita mistica alla scuola di Maria

da Jesús Castellano Cervera, Preghiera e vita mistica alla scuola di Maria, in Aa. Vv. Maria guida sicura in un mondo che cambia, Centro di Cultura Mariana "Madre della Chiesa, Roma 2002, pp. 121-129.




Una preghiera continua
Il semplice enunciato di queste parole apre un orizzonte molto vasto che certamente non intendo svolgere né dal punto di vista biblico, né da quello teologico, né da quello spirituale e mistico. Farò quindi solo qualche piccola e breve annotazione in modo da cogliere il messaggio fondamentale che da Maria ci viene come guida sicura nel campo della preghiera e della mistica.
Possiamo partire da una serie di affermazioni fondamentali, quasi delle tesi semplici, che ci aiutino a cogliere con semplicità l'icona di Maria orante.
Nella vita di Maria, come in quella di Cristo, l'unità fra preghiera e vita è perfetta, perché in Lei perfetta e costante è la comunione con Dio. Maria ci viene sempre presentata in quella sua incessante attenzione interiore a Dio e ai misteri del suo Figlio.
Ma, come nella vita di Gesù, anche nella vita della Vergine emergono momenti di preghiera esplicita e preghiere esplicite, anche se predomina il realismo del pregare silenzioso ed operoso.
È preghiera riflessiva e dialogale quella di Maria all'annunzio dell'Angelo; quella della sua consegna-offerta alla volontà del Padre con le parole: «Ecco l'Ancella del Signore», vertice della preghiera dell'Antico Testamento (cf. Lc 1,26-38).
È preghiera di lode il Magnificat, con le modulazioni della preghiera biblica dei Padri della prima alleanza (cf. Lc 1,46-55).
È preghiera l'offerta generosa del Figlio a Gerusalemme, pur nella silenziosa processione offertoriale della madre, di Giuseppe e del Figlio (cf. Lc 2,22 e ss.).
È preghiera di intercessione quel semplice «Non hanno vino» alle nozze di Cana di Galilea (cf. Gv 2,3 ).
È ineffabile comunione con la preghiera più alta del Figlio il suo stare ai piedi della Croce, silenziosa e desolata, vivente Madre dei figli dispersi, quasi per dare senso e collaborazione materna alla preghiera sacerdotale del Figlio all'ultima Cena.
È modello ed espressione di preghiera ecclesiale la sua presenza orante, in perseverante attesa ed in sollecita comunione materna, con i discepoli nel Cenacolo (cf. At 1,14).
È sufficiente ricordare il suo pregare sempre, il suo essere sempre docile, il suo "essere preghiera" nelle varie circostanze, sempre in comunione con Cristo, sempre rivolta al Padre, sempre sotto l'azione del Paraclito.
Mi soffermo per il momento solo su un dettaglio della sua preghiera, quella accentuata da Luca, per ben due volte: la preghiera del cuore contemplativo (cf. Lc 2,19 e 51).

Profondità spirituale di un cuore contemplativo

Nel profilo spirituale di Maria, e quindi nella sua spiritualità, è decisiva l'annotazione lucana che svela una pagina autobiografica di Maria: «Serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» ... «Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,19 e 2,51). E il duplice riferimento lucano.
Questo riferimento, - nel contesto degli episodi dell'infanzia, quando si apre e si chiude il periodo delle manifestazioni del Figlio appena nato, e dopo il suo ritrovamento a Gerusalemme - è importante. Maria rimane come fissata entro la grande tradizione sapienziale che sa ricordare e meditare le meraviglie di Dio per trasmetterle alle generazioni future. Vive con profondità contemplativa le parole e gli eventi; ricorda, attualizza in maniera dinamica, medita, discerne. Vi è chi ha interpretato in maniera plastica l'atteggiamento di Maria con queste parole che alludono a una specie di gioco dei dadi:
«Il termine "symbállousa", esclusivo di Luca, significa decifrare un enigma, armonizzare gli estremi che apparentemente sono contrari. "Simbolizzare" o "simboleggiare' nel senso greco, significa "mettere insieme" (come diciamo del "simbolo degli apostoli"), o agitare i dadi nella cavità della mano. Maria agita nel suo cuore parole ed eventi, provocando così, fra di loro, un urto salutare e una chiarificazione di ciascuno di essi». E questa l'osservazione di un esegeta del nostro tempo.7
È stato detto che il cuore è il luogo ecclesiale per eccellenza, l'organo che riassume la persona e la libertà. Come conseguenza la dimensione cordiale, sapienziale, contemplativa che è uno dei tratti essenziali di Maria nel Vangelo di Luca, ci offre la chiave per capire la sua personalità: una donna dal cuore puro e profondo che assume la storia, capace di fare un confronto fra le promesse e gli eventi di grazia, l'annuncio e il compimento, donna che cerca la luce nelle apparenti contraddizioni, un cuore memore per ricordare, specialmente, come accade spesso, nell'ora della prova, quando il cuore diventa più sensibile alla memoria e alla vita.
Questo atteggiamento di Maria è stato ricordato in modo implicito - con riferimento a Lc 2,19.51 - dal Vaticano II nella Costituzione dogmatica Dei Verbum, n. 8. Come appare da questo numero - che parla della viva trasmissione della verità rivelata, sotto l'azione dello Spirito Santo, nella Chiesa che crede e che prega - la Chiesa guarda a Maria per magnificare la meditazione delle parole e l'esperienza delle realtà trasmesse che i fedeli vivono, imitando Maria, per arrivare ad una più profonda esperienza della rivelazione nel tempo. È qui il segreto della profondità contemplativa che è capace di mettere insieme la parola e la storia, la rivelazione e l'evento quotidiano. Ed è qui che Maria diventa modello di una Chiesa profetica, che dalle profondità del cuore, con la grazia dello Spirito Santo, decifra i segni dei tempi, cresce nella comprensione della verità, proferisce parole piene di senso per gli uomini e le donne di oggi, prende decisioni e fa scelte evangeliche, si lascia fecondare dalla potenza dello Spirito.
Possiamo affermare che è questa la preghiera fondamentale del cristiano, alla luce di Maria: una costante memoria nel cuore dell'azione di Dio nella propria vita e nella storia, alla luce della parola e della vita. Ma con la profondità di un cuore contemplativo.
In questo modo la vita è illuminata dalla parola, si vive a partire dalla profondità del cuore, e la preghiera si inserisce nel tessuto della vita, in piena comunione trinitaria.

Maria guida sicura nel cammino della mistica cristiana
Maria è certamente guida sicura nelle vie della mistica cristiana. Essa infatti ha partecipato pienamente al mistero di Cristo con una totale identificazione, nel vertice della comunione trinitaria e della solidarietà umana, in ogni attimo della Vita del Cristo, seguendo sempre passo passo Maria, come Madre e come Sposa, come Chiesa.
In Maria c'è l'ebbrezza della mistica trinitaria, della comunione totale con il Figlio, della docilità estrema alla grazia dello Spirito Santo. Anche lei varca gli abissi del paradosso nella mistica della notte oscura ai piedi della Croce ed oltre, fino all'alba radiosa della Risurrezione. Anche lei, Maria, ha una particolare esperienza mistica della presenza gloriosa del Figlio in cielo e della sua comunicazione nella fede a lei, durante il tempo che trascorse fra l'Ascensione e la sua Assunzione.
Forse occorre mettere in luce che Maria vive una mistica non individuale, ma spiccatamente comunitaria, in un noi con Cristo e con la Chiesa.
La mistica di Maria è anche la mistica della quotidianità, dell'equilibrio divino-umano della vita di Nazaret, in comunione con il Figlio e Giuseppe, in un periodo di suprema e sconvolgente normalità con il cielo in terra: non estasi né visioni, non locuzioni e voli dello spirito, non stimmate o altre esperienze fenomeniche.
In Maria:
- l'estasi è il vivere fuori di sé, attenta al Figlio e alla volontà del Padre;
- la visione è lo sguardo di fede sul suo Figlio;
- le locuzioni sono l'ascolto della sua parola e lo stupore per il suo silenzio;
- l'unico volo dello Spirito è il volteggiare di Maria nella normalità della casa di Nazaret: non altre esperienze fenomeniche, anche se Maria porta nel cuore trafitto dalla Parola il segreto di un cuore aperto ed attento alle promesse e alle sorprese di Dio.
All'uomo e alla donna contemporanea dobbiamo ridonare la semplice mistica di Maria di Nazaret, nella pienezza del suo vivere umano e divino, con il cielo in terra, ma con la terra impregnata di divino.
È questa la vera mistica cristiana, alla quale tutti dobbiamo aspirare, verso la quale dobbiamo camminare avendo in Maria una guida sicura.

Una mistica mariana

Non vorrei, tuttavia, tralasciare una parola circa un modo di vivere la devozione mariana, che è appunto la dottrina del grande maestro della spiritualità mariana di tutti tempi, Luigi Maria Grignion da Montfort.
La vera devozione, insegnata dal Montfort, è in realtà una mistica mariana. Vivere il mistero di Maria significa vivere con lei e per lei il mistero della salvezza, collaborandovi e rispondendo. Se non ci si situa su questa prospettiva mistica del Trattato è difficile capirne il senso profondo. Talvolta la spiritualità contemporanea manca di una vera attenzione alla mistica; per questo non coglie certe profondità, che vengono e dalla teologia mistica cristologico-mariana e dalla esperienza mistica mariana, della storia del passato e di quella contemporanea Mi riferisco alla mistica mariana autentica, di pura zecca, non apocrifa ma veritiera, convalidata dalla verità e dalla vita evangelica.
In realtà, la forza del messaggio mariano del Montfort poggia su questa visione «mistica» della spiritualità e quindi della salvezza. Le sue pagine centrali si riferiscono a questa mistica che esprime il progetto di Dio, che è il mistero di Cristo e porta il sigillo della gratuità.
È la mistica della grazia che plasma il cristiano. È il noto paragone dell'immagine formata con lo scalpello e con lo stampo. La prima è la via ascetica; la seconda - quella dello stampo - e la via mistica, la via mariana. Essa rivela una grazia ed un atteggiamento che è quello del lasciare pienamente spazio a Dio nella nostra vita. Abbandonarsi, donarsi, lasciare che Maria formi in noi il Cristo. Dimensione mistica della grazia, del dono sovrabbondante: come nei vertici della mistica cristiana, dove Dio agisce e la persona - attivamente passiva sotto l'azione dello Spirito - viene purificata, illuminata, unita a Dio, conformata a Cristo. La figura dello stampo e immagine stupenda, ripresa dal Montfort anche nel Segreto di Maria, data la sua efficacia.8
Questa mistica richiede una certa passività, ma vivificata da una intensità di vita teologale, nella accoglienza della azione di Dio che agisce in maniera materna per mezzo di Maria. E una forma di esprimere e sperimentare la sua maternità, la sua mediazione materna. Ciò comporta una presenza, una trasparenza, una comunione che modella una effettiva conformazione a Cristo, che è il termine della identificazione e della conformazione. Siamo "formati" ad immagine del Figlio primogenito.
La via a questa collaborazione, che comporta l'ascesi della disponibilità, è la sinergia nello Spirito Santo. Essa richiede nell'interiorità della vera devozione la consacrazione totale e la crescita in un esercizio interiore di comunione. Si tratta di quella via mistica ed ascesi insieme che poggia sull'indissolubile nesso del per mezzo di Maria, con Marta, in Maria e per Maria, in una equivalenza che lo Spirito di Cristo fa in Maria ed in noi, per agire quindi per mezzo di Gesù, con Gesù, in Gesù e per Gesù.9 Una via che comporta la necessaria dimensione pneumatologica: azione in noi dello Spirito, accoglienza e risposta nello Spirito Santo.
Una reciprocità simile alla dimensione "in Cristo" secondo la nota espressione di un monaco del Monte Athos, che aveva quasi fissato in una formula la sua vita in Cristo: «La sua vita è la mia vita»: si riferiva a Cristo.10 Una reciprocità che comporta anche la verità dell'espressione: «La mia vita è la sua vita».
Il Montfort ha avuto la grazia di proporla in termini chiari. Oggi però la ricchezza della spiritualità che contempla il profilo spirituale di Maria - un profilo di santità come comunione con Cristo, realistico ed impegnato - offre alla mistica monfortana un necessario complemento, qualora ce ne fosse bisogno. Ed è in questi termini che la spiritualità contemporanea può e deve accogliere il messaggio del Montfort.
- Tutto per mezzo di Maria. Una profondità esistenziale della comunione spirituale con lo spirito della Madre. Essere come Maria, o essere Maria... E la dimensione mistica dell'essere di Cristo in noi, di Maria in noi.
- Tutto come Maria. È la linea della imitazione attualizzata, con la connotazione teologica e spirituale che abbiamo messo in luce. Il rapporto di Maria con Cristo, anzi con la Trinità è unico, ma è esemplare. Per questo ella è anche per il cristiano il vero archetipo umano della risposta e della collaborazione totale al piano di Dio. Si tratta di imitare, ma in profondità, fino ad arrivare a rivivere i sentimenti di Cristo Gesù e i sentimenti di Maria di Nazaret... Nessuno può vivere in Cristo se non vive come Cristo. Nessuno può vivere in Maria se non vive come Maria. È l'esigenza reciproca di comunione e di imitazione, dal più profondo, ma con la norma evangelica del vissuto mariano, con la nota del caro mino della crescente fedeltà.
- Tutto in Maria. È il mistero della presenza, o meglio della compresenza di Maria nella nostra comunione trinitaria o inabitazione. La dimora di Maria è la Trinità. In questa comunione Maria ha una sua inabitazione nel cristiano, sempre nella comunione dello stesso Spirito. Il cristiano, per Cristo nello Spirito, ha anche la radice in questo paradiso, in questo santuario, in questa vita mariana. Ma senza disgiunzioni, piuttosto in una ritrovata armonia della comunione con Maria nello stesso Cristo e nel medesimo Spirito. È allora che la frase del monaco del Monte Athos può essere anche riferita a Maria, come appare implicitamente dalla dottrina del Montfort. Si potrà dire pure: «La mia vita è la sua vita». E una autentica comunione di vita. Il cristiano può offrirsi, come un supplemento di umanità, affinché viva in noi Maria, viva in noi Cristo.
- Tutto, finalmente, per Maria e per Gesù, nella dimensione della finalità, del servizio, della collaborazione al piano della salvezza. Il servizio è la dedicazione totale, l'essere servi, trasparenza della volontà di Dio.
La Vergine è la «tavola theògrafa», scritta da Dio, come si esprime l'Ufficio bizantino della Dormizione. E scritta la volontà di Dio nel suo cuore, incisa dallo Spirito. È il vertice della Alleanza vissuta. Maria è, come la chiama Chiara Lubich, il «Celeste piano inclinato» che avvicina Dio e alla sua volontà, che la rende presente nel mondo e dinamizza la storia della salvezza formando discepoli a sua immagine, ad immagine di Cristo.

Conclusione
All'inizio del terzo millennio la Chiesa ci chiede di vivere la grazia e l'impegno della preghiera, dono e arte, impegno e grazia, comunione con Dio e con i fratelli, quotidiano appuntamento con il Signore della vita e della storia. Ma prospetta anche per il cristiano e la cristiana di oggi una vita che porti il sapore e la sapienza, l'unzione interiore e la fortezza esteriore della mistica cristiana. È questa la via della verità e della vita, di un cristianesimo vissuto con il sigillo dell'esperienza.
Davanti a proposte fuorvianti di preghiera e di spiritualità, esagerazioni misticheggianti e fanatismi o devozionalismi vuoti, guida sicura della preghiera e della mistica è Maria, nella sua grandezza immensa di comunione con la Trinità e nella sua semplicità sconvolgente della vita mistica, vissuta nel mistero, vissuta come mistero. Ma con quell'equilibrio che possiamo chiamare mistica del quotidiano, mistica di Nazaret, della Madre del Signore nel quotidiano umano-divino, che è tutto il cielo in terra e il divino nell'umano.

NOTE

7 E. HAMEL, Discernement "in Spiritu" dans l'Evangile de l'enfance selon Saint Luc. in Cahiers Marials 24 (1979) p. 184-185.
8 Cf. Segreto di Maria, in L.M. GRIGNION DE MONTFORT, Opere complete. I. Scritti Spirituali, Edizioni Monfortane, Roma 1990, n. 16-17.
9 Cf. Trattato della vera devozione, ibid., n. 257 e ss.
10 ARCH. SOFRONY, Sa vie est la mienne, Cerf, Paris 1981.

fonte

sábado, 13 de outubro de 2012

13 de outubro de 1917: sexta e última aparição em Fátima. O milagre do sol

13 de outubro de 1917: sexta e última aparição em Fátima. O milagre do sol

Como das outras aparições, os videntes notaram o reflexo de uma luz e, em seguida, Nossa Senhora sobre a carrasqueira:

Lúcia: “Que é que Vossemecê me quer?”

Nossa Senhora: “Quero dizer-te que façam aqui uma capela em minha honra, que sou a Senhora do Rosário, que continuem sempre a rezar o terço todos os dias. A guerra vai acabar e os militares voltarão em breve para suas casas”.

Lúcia: “Eu tinha muitas coisas para Lhe pedir. Se curava uns doentes e se convertia uns pecadores...”

Nossa Senhora: “Uns sim, outros não (14). É preciso que se emendem, que peçam perdão dos seus pecados”. E tomando um aspecto triste: “Não ofendam mais a Deus Nosso Senhor que já está muito ofendido” (15).

14. Em carta de 18 de maio de 1941 ao Pe. José Bernardo Gonçalves SJ, a Irmã Lúcia esclarece que, neste ponto, Nossa Senhora disse que concederia algumas dessas graças dentro de um ano, e outras não (cfr. Memórias e Cartas da Irmã Lúcia, p. 442).

15. De Marchi conclui esta aparição da seguinte maneira:

Lúcia: “Não quer mais nada de mim”.

Nossa Senhora: “Não quero mais nada”.

Lúcia: “E eu também não quero mais nada”.

Esse pitoresco colóquio não aparece nas Memórias da Irmã Lúcia. Entretanto, o Pároco de Fátima, em seu interrogatório à vidente logo no dia 16 de outubro, anotou as duas primeiras frases deste diálogo, com pequenas variantes (cfr. Documentação Crítica de Fátima, vol. I, p. 24).

Em seguida, abrindo as mãos, Nossa Senhora fê-las refletir no sol, e enquanto Se elevava, continuava o reflexo da sua própria luz a projetar-se no sol.

Lúcia, nesse momento, exclamou: “Olhem para o sol!”

Três quadros simbólicos dos mistérios do Rosário

Desaparecida Nossa Senhora na imensa distância do firmamento, desenrolaram-se aos olhos dos videntes três quadros, sucessivamente, simbolizando primeiro os mistérios gozosos do Rosário, depois os dolorosos e por fim os gloriosos (apenas Lúcia viu os três quadros; Francisco e Jacinta viram apenas o primeiro):

Apareceram, ao lado do sol, São José com o Menino Jesus, e Nossa Senhora do Rosário. Era a Sagrada Família.

A Virgem estava vestida de branco, com um manto azul. São José também se vestia de branco e o Menino Jesus de vermelho claro.

São José abençoou a multidão, traçando três vezes o sinal da Cruz. O Menino Jesus fez o mesmo.

Seguiu-se a visão de Nossa Senhora das Dores e de Nosso Senhor acabrunhado de dor no caminho do Calvário.

Nosso Senhor traçou um sinal da Cruz para abençoar o povo. Nossa Senhora não tinha a espada no peito. Lúcia via apenas a parte superior do Corpo de Nosso Senhor.

Finalmente apareceu, numa visão gloriosa, Nossa Senhora do Carmo, coroada Rainha do Céu e da Terra, com o Menino Jesus ao colo.

O milagre do sol

Enquanto estas cenas se desenrolavam aos olhos dos videntes, a grande multidão de 50 a 70 mil espectadores assistia ao milagre do sol.

Chovera durante toda a aparição.

O milagre do sol relatado pela imprensa da época
O milagre do sol relatado pela imprensa da época
Ao encerrar-se o colóquio de Lúcia com Nossa Senhora, no momento em que a Santíssima Virgem Se elevava e que Lúcia gritava “Olhem para o sol!”, as nuvens se entreabriram, deixando ver o sol como um imenso disco de prata.

Brilhava com intensidade jamais vista, mas não cegava. Isto durou apenas um instante.

A imensa bola começou a “bailar”. Qual gigantesca roda de fogo, o sol girava rapidamente.

Parou por certo tempo, para recomeçar, em seguida, a girar sobre si mesmo, vertiginosamente.

Depois seus bordos tornaram-se escarlates e deslizou no céu, como um redemoinho, espargindo chamas vermelhas de fogo.

Essa luz refletia-se no solo, nas árvores, nos arbustos, nas próprias faces das pessoas e nas roupas, tomando tonalidades brilhantes e diferentes cores.

Animado três vezes de um movimento louco, o globo de fogo pareceu tremer, sacudir-se e precipitar-se em ziguezague sobre a multidão aterrorizada.

O milagre do sol noticiado pela imprensa da época
O milagre do sol noticiado pela imprensa da época
Durou tudo uns dez minutos. Finalmente o sol voltou em ziguezague para o ponto de onde se tinha precipitado, ficando novamente tranqüilo e brilhante, com o mesmo fulgor de todos os dias.

O ciclo das aparições havia terminado.

Muitas pessoas notaram que suas roupas, ensopadas pela chuva, tinham secado subitamente.

O milagre do sol foi observado também por numerosas testemunhas situadas fora do local das aparições, até a 40 quilômetros de distância.
http://aparicaodelasalette.blogspot.pt/2012/10/13-de-outubro-de-1917-sexta-e-ultima.html