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terça-feira, 21 de junho de 2011

Disse San Pio da Pietralcina: "tutti i sacerdoti che sostengono la possibilità di un dialogo coi negatori di Dio e coi poteri luciferi del mondo, sono ammattiti, hanno perduto la fede, non credono più nel Vangelo!"... La falsa pace di questo mondo...

Dal Vangelo secondo Giovanni:
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.

“Causa l’ingiustizia dilagante e l’abuso di potere, siamo giunti al compromesso col materialismo ateo, negatore dei diritti di Dio. Questo è il castigo preannunciato a Fatima […] tutti i sacerdoti che sostengono la possibilità di un dialogo coi negatori di Dio e coi poteri luciferi del mondo, sono ammattiti, hanno perduto la fede, non credono più nel Vangelo! Così facendo tradiscono la parola di Dio, perché Cristo venne a portare sulla terra perpetua alleanza solamente agli uomini di cuore, ma non si alleò cogli uomini assetati di potere e di dominio sui fratelli […] il gregge è disperso quando i pastori si alleano con i nemici della Verità di Cristo. Tutte le forme di potere fatte sorde al volere dell’autorità di Dio sono lupi rapaci che rinnovano la Passione di Cristo e fanno versare Lacrime alla Madonna”. (San Padre Pio)
 

     “Alla fine, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre consacrerà la Russia a Me, ed essa sarà convertita, e verrà garantito al mondo un periodo di pace”. Questo ha promesso la Madonna a Fatima.
Possiamo noi vedere oggi questa pace promessa dalla Madonna? Assolutamente no. E perche' no? Perche la Gerarchia della Chiesa non si decide a compiere la consacrazione della Russia come ha chiesto la Madonna a Fatima.
Quasi ogni Domenica il Santo Padre, durante l'Angelus, si rivolge ai governanti delle nazioni o alle Nazioni Unite, invocando da loro un dialogo fraterno che metta da parte le divergenze per iniziare un nuovo periodo di pace in questo mondo martoriato, ma ci sta' da chiederci ma chi sono questi personaggi a cui il Papa rivolge la Sua attenzione? Sono le stesse persone che uccidono altre persone, sono persone che quasi tutte fanno parte di logge massoniche che hanno in mente di propinarci con la violenza il "Nuovo Ordine Mondiale", sono persone che non credono i Gesu' Cristo anzi si comportano come Suoi nemici, quindi è evidente che questi richiami del Pontefice non servono a nulla. E perche' non servono a nulla? Perche' la pace non viene dall'uomo ma da Dio e se ci si rivolge ai poteri luciferi di questo mondo per ottenerla si incorre in un sicuro fallimento, come noi vediamo oggi.
Ben disse San Padre Pio di questi personaggi che intrattengono inutili dialoghi con i nemici di cristo:
"tutti i sacerdoti che sostengono la possibilità di un dialogo coi negatori di Dio e coi poteri luciferi del mondo, sono ammattiti, hanno perduto la fede, non credono più nel Vangelo!"
E' evidente che le richiesta della Madonna a Fatima, che ci otterrebbero la pace non sono state accolte ma anzi combattute.
E quale sarebbe il motivo per qui la Gerarchia della Chiesa post conciliare non compia cio' che la Madonna ha chiesto a Fatima?
       In conclusione, per coloro che promuovono incessantemente questo nuovo orientamento della Chiesa, il Messaggio di Fatima non può che rappresentare un altro bastione da demolire. Ecco perché, come ci rivelò Papa Pio XII nelle sue affermazioni profetiche, i messaggi della Vergine a Suor Lucia riguardavano “i pericoli che minacciano la Chiesa”. Anche se non è rivelato in quelle parti del Messaggio di Fatima che ci è stato concesso di vedere, Pio XII parlò di un “avvertimento divino” a Fatima, nei confronti degli “innovatori che mi circondano”, i quali avrebbero portato grave danno alla Chiesa tramite “il cambiamento della Fede, nella Sua liturgia, la Sua teologia e la Sua anima”.
       Vediamo quindi, chiaramente esposto, il movente dietro al delitto che esaminiamo in questo libro, "La battaglia finale del Diavolo". Esiste un contrasto assoluto tra la “nuova” Chiesa creata dal Vaticano II e la Chiesa di tutti i tempi, rappresentata dal Messaggio di Fatima. Il Messaggio di Fatima è un vero e proprio posto di blocco mandato dal Cielo per fermare coloro i quali intendono abbattere i bastioni della vecchia Chiesa, affinché ne possano creare una nuova, più “illuminata”, sulle sue rovine.
       Queste due visioni della Chiesa, così diverse tra loro, — l'idea di una “Chiesa nuova” e quella di una Chiesa di tutti i tempi come quella vista a Fatima — non possono coesistere. Una deve piegarsi all'altra. Gli uomini che sono il motivo di questo libro hanno già fatto (chi implicitamente, chi esplicitamente) la loro scelta riguardo a quale di queste due visioni, secondo loro, debba governare. Essi hanno scelto quella nuova — il nuovo orientamento della Chiesa cominciato a Metz ed al Vaticano II. In quella scelta risiede il loro motivo, e solo avendolo bene in mente possiamo veramente capire le loro azioni, altrimenti inspiegabili, compiute contro il Messaggio di Fatima.
Il Viaggio del Papa attuale in Portogallo, 11-14 MAGGIO 2010, ha confermato che non ci sta' nessuna intenzione di compiere cio' che la madonna ha richiesto.
Si puo' dire con certezza che le sorti dell'umanita sono legate alle scelte della Gerarchia della Chiesa rispetto al Messaggio di fatima, ma queste persone che oggi governano la Chiesa hanno una reposnabilita' del fatto che cio' che la Madonna ha richiesto  non venga adempiuto? Se si ha la pazienza di leggere il capitolo 16 del libro, "La battaglia finale del Diavolo", forse si potra' rispondere a questa domanda:
http://nullapossiamocontrolaverita.blogspot.com/

quinta-feira, 19 de maio de 2011

A atualidade e as aparições de Fátima




No ano de 1917 um milagre público sem precedentes foi testemunhado por 70.000 pessoas! Nossa Senhora desceu do Céu até à pequena aldeia de Fátima para confiar a três pastorinhos uma mensagem com um segredo que devia ser cuidadosamente guardado por muitos anos, até quela própria, a Santíssima Virgem, indicasse que era chegado o momento de se revelar a todo o mundo. Tal segredo deveria ser revelado ao seu tempo mediante a realização de um pedido:

O pedido era o de que a Rússia fosse consagrada, pelo Papa em conjunto com todos os Bispos, ao Imaculado Coração de Maria.

“Virei pedir a Consagração da Rússia ao Meu Imaculado Coração e a Comunhão reparadora nos Primeiros Sábados”


Ocorre que o pedido de Nossa Senhora não foi satisfeito ao longo de, pelo menos, seis décadas!

Mas por que tal pedido tão simples ainda não foi realizado até os dias de hoje? Indícios dos motivos podem estar localizados no tempo. Por alguma razão prática Nossa Senhora havia dito que a consagração e o segredo deveriam ser revelados no ano de 1960.

Tal fato não passou em branco. O Cardeal Ottaviani, no ano de 1955, lhe perguntou por que 1960? Respondeu-lhe ela: «porque então parecerá mais claro».

Todavia, o Vaticano disse que não publicaria em 1960, mas não apenas: foi publicado pelo Vaticano na United Press International noticia informando que a carta jamais seria aberta!

Obviamente, uma vez que não foi publicado o segredo permanece, mas há indícios sobre o que nele pode estar contido em função exatamente da data em que deveria ter sido publicado, bem como pelas declarações da irmã Lúcia e de testemunhas do segredo.

Irmã Lúcia em sua 4ª. Memória disse que Nossa Senhora menciona que “em Portugal o dogma da fé sempre será preservado e etc…” . Especialistas costumam dizer que esse “etc” seria o segredo propriamente dito.

Vejamos o que as testemunhas dizem sobre ele:

Irmã Lúcia disse:

“Está nos evangelhos está no apocalípse”.

O Pe. Joseph Schweilg, que entrevistou irmã Lúcia a mando do Papa Pio XII no ano de 1952 disse:

“Não posso revelar nada do que ouvi sobre Fátima no que respeita ao Terceiro Segredo, mas posso dizer que tem duas partes: uma fala do Papa. A outra, logicamente (embora eu não deva dizer nada) teria de ser a continuação das palavras: ‘Em Portugal se conservará sempre o dogma da Fé”

O então Cardeal Ratzinger, atual Papa Bento XVI, em 1984 disse:

“O terceiro segredo é uma profecia religiosa.”

Neste sentido, vejamos alguns fatos interessantes ocorridos nas proximidades da década de 60 em uma conexão com à contemporaneidade e vamos certamente tatear algo do segredo!

Em ordem cronológica de acontecimentos em diversas competências:

Igreja: Em 1958 morre misteriosamente o Papa Pio XII – um ano após a chegada do segredo ao Vaticano; Em 1960 é Publicado na United Press International notícia segundo a qual a carta da irmã Lúcia jamais será aberta; Em 1962, em Metz, França, o Cardeal Eugène Tisserant encontra-se com o Metropolita Nikodim, da Igreja Ortodoxa Russa – com efeito um agente da KGB. Nesse encontro, Tisserant e Nikodim negociaram o que viria a ser conhecido como o Pacto de Metz, ou, mais popularmente, o Acordo Vaticano-Moscovo; Em 1965 os documentos do arquivo oficial de Fátima (mais de 5.000 documentos, em 24 volumes) serão impedidos de ser publicados – embora tais documentos confirmem que as profecias de Fátima, nas duas primeiras partes do Segredo (a eleição do Papa Pio XI, o desencadear da II Guerra Mundial, a expansão do Comunismo pelo mundo, etc.), tinham sido reveladas em privado pela Irmã Lúcia muito antes de se terem cumprido desde 1917!

Política: Em 1917 (mesmo ano das aparições em Portugal) a revolução russa havia se iniciado! A ONU já estava funcionando desde 1945; Os EUA ingressam na guerra do Vietnam em 1960; Nikita Khrushchev – presidente russo – se encontra com Charles De Gaulle em Paris; Inicia-se no mesmo ano uma verdadeira “queima de arquivo” dos comandantes do regime nazista; Incidentes de espionagem entre EUA e URSS são cada vez mais frequentes e a guerra fria está no seu auge; tem início a revolução cubana; Yuri Gagarin é o primeiro homem a chegar ao espaço e faz a volta completa na órbita da Terra em 12 de Abril; Brasília é inaugurada (oficiosamente é considerada uma capital esotérica e ecuménica) – o planalto central é vilipendiado de misticísmo; Guerras e nacionalismos africanos acontecem por todo aquele continente.

Arte: surge o movimento hippie e o psicodelísmo. O uso indiscriminado de drogas entorpecentes cresce como nunca! Surge uma arte rebelde e notadamente antireligiosa; os Beatles marcam presença e o bordão pacifista (a paz custe o que custar – give peace a chance, etc…) ingressa definitivamente na cultura pop. Acontece o festival profano deWoodstock.

Costumes: o feminismo atinge o seu auge e surge a revolução sexual. A moda muda radicalmente invocando sempre cada vez mais uma crescente rebeldia contra tudo e contra todos.

Enfim, os “loucos anos 60” marcam o início de um mundo revolucionário por excelência.


E as mensagens da Virgem Santíssima? Foram desprezadas...??!!



Fonte: Do blog A Hora de Maria.

terça-feira, 17 de maio de 2011

El tercer secreto de Fátima: las sospechas


Siete años después del Documento oficial de la Santa Sede sobre el tercer secreto de Fátima el mismo Cardenal Bertone reconocería que a la muerte de sor Lucia habían sido desveladas nueva revelaciones del tercer secreto. Y esto lo afirmaba quien había reiterado por activa y por pasiva que todo había sido dicho ya. Entonces, ¿cómo no iban a surgir voces discrepantes por parte de cuantos habían acudido a las fuentes más solventes sobre Fátima o a las mismas hemerotecas? La crítica más grave al documento vaticano, y casi unánime entre los fatimistas, era que éste silenciaba parte del tercer secreto.El Vaticano, decían, no se atreve a revelar la parte más explosiva del tercer secreto. El escándalo del tercer secreto “burlado” por el Vaticano seguía siendo el caballo de batalla de los fatimistas desde aquel 26 de junio del año 2000. Pero lo curioso es que de año en año las voces críticas iban en aumento y no siempre desde los sectores más radicalizados. Empezaba a extenderse la evidencia de que el texto secreto custodiado por la Santa Sede tenía algo más y de más grave contenido.
¿Puede ser esto cierto? ¿Es creíble que aún haya algo silenciado, de gravísimo contenido, del que no se quiere ni tan siquiera mentar su existencia, pero cuyas huellas históricas y documentales casi se pueden rastrear con milimétrica exactitud, hasta el punto de hacer tambalear lo publicado en el año 2000 por la misma Santa Sede? Esta es la posición mayoritaria de los escépticos con la interpretación “oficial” del tercer secreto, entre los que se incluyen, cómo no, los fatimistas Grunner y Kramer, pero no sólo.
Porque ocurrió lo temido. Las filas de los escépticos vieron como se incorporaban a sus tesis destacadas figuras del panorama católico “conservador” cuyo prestigio y renombrada fidelidad a la causa católica estában mas que fuera de toda duda. En primer lugar Vittorio Messori, al que toca el honor de ser el primer prohombre de la ortodoxia católica que mostró su escepticismo respecto al tercer secreto y su interpretación. De hecho su primer desencuentro público con el tema de Fátima ve la luz en las páginas del periódico italiano Corriere della Sera, días después de la muerte de la última vidente de Fátima -sor Lucia- ocurrida el año 2005: “Cuando sor Lucia, la vidente de Fátima, muere en el monasterio de Coimbra, el 13 de febrero de 2005, su celda es rápidamente sellada. La religiosa había escrito mucho, y se sabía que tenía un diario que le había mostrado a su confesor. Mejor, por tanto, cerrar aquella puerta y evitar la dispersión de documentos antes de que fueran reclamados por las autoridades eclesiásticas”.

Y junto a Messori se alineó en posición de batalla contra la validez de la interpretaciónoficial otro periodista italiano, también fiel a Roma: Antonio Socci. Socci se hizo muy popular en Italia como director de un programa televisivo de la RAI –Excalibur- de contenido religioso en un moderno formato de debate, información, rigor, documentos audiovisuales e investigación que fue muy seguido y reconocido por los italianos y su Iglesia. Pero Socci demostró ser profundamente combativo y más directo que Messori, lo que le empezó a granjear no pocas enemistades en la Curia vaticana. A él se le debe uno de los mayores tsunamis que ha anegado la opinión pública en Italia y que de nuevo ha puesto en entredicho la validez de la interpretación vaticana, y no por los radicales y críticos, sino por gente que la Iglesia ha considerado siempre “de los suyos”. La culpa de este zarpazo a la calma vaticana fue una investigación teológico-periodística que Socci publicó en noviembre del año 2006 y cuyo título era más que elocuente: El cuarto secreto de Fátima. La génesis de este libro tan directamente opuesto a la interpretación “oficial” tuvo su origen en el desconcierto que le produjo a Socci la actitud de Messori, antes mencionada, en la que cuestionaba un cierto juego de silenciamiento en torno a Fátima. ¿Cómo era posible, se preguntó Socci, que tan fiel católico, renombrado y querido por Juan Pablo II, pusiera en duda la actuación de la Iglesia respecto a Fátima? Y tras un primer asombro, Socci decide bajar a la arena de la polémica, estudiando la argumentación primero de Solideo Paolini y posteriormente tanto la de los fatimistas críticos (Grunner, Kramer) como la de los expertos en Fátima más “ortodoxos” (como frère Michele de la Sainte Trinitè y el padre Joaquín Alonso). El resultado de su investigación y de sus fuentes (en la que destaca el que fue secretario del papa Juan XXIII, Monseñor Loris Capovilla, a través de sus conversaciones con Solideo Paolini) es sorprendente: según Socci hay dos textos manuscritos de sor Lucia relativos al tercer secreto, en uno se refiere la visión publicada por la Santa Sede, en otro las palabras de la Virgen explicando la visión y que darían continuidad a la misteriosa frase “En Portugal se conservará siempre el misterio de la fe, etc.”.
El shock que este libro produjo en Italia fue extraordinario. Desconcertada la curia vaticana por el ataque de uno de los periodistas “fieles a la causa” las reacciones no se hicieron esperar. El mismo Messori salió al paso con otro artículo en Corriere della Sera digno de un equilibrista, donde ni afirmaba ni desmentía. Pero la reacción más inesperada fue la de quien había sido objeto de las críticas más despiadadas del libro de Socci: el Cardenal Bertone. El Secretario de Estado Vaticano, o lo que es igual, el segundo hombre más poderoso de la Iglesia Católica, se vio obligado a presentar con urgencia otro libro en el que narra sus entrevistas con la que fue la última vidente de Fátima entre otras cosas (que duda cabe) para desmentir las tesis de Socci. Y es que Socci acusó a Bertone de ser el artífice de la mayor estafa a los católicos: el silenciamiento y encubrimiento de una parte del secreto. Pero Bertone no se quedó corto en los calificativos, y le tachó de mentiroso y de hacer el juego a los enemigos de la Iglesia: la masonería. El río sonaba demasiado como para no alimentar las dudas de que algo bajaba sobre las aguas revueltas de Fátima.
Siguiendo la línea “oficial” vaticana se debería decir que todo lo concerniente al tercer secreto pertenece al pasado, por lo que del contenido de Fátima sólo quedaría por cumplirse la promesa del triunfo de María. Cuando se hace público en el año 2000 este secreto, no cabe duda de que el panorama internacional aún cuando no pacífico, tenía tintes más esperanzadores de los que tiene en la actualidad. Difícilmente era imaginable el sombrío panorama que se avecinarían los años siguientes. El mismo Cardenal Ratzinger se hace portavoz de una Iglesia que reclama al Cielo su ayuda en esta época de oscuridad. De entre otros muchos destacan los textos y meditaciones que escribió para el Vía Crucis del año 2005, tradicional acto dirigido por el Papa en las calles de Roma la tarde del Viernes Santo, que por su solemnidad y por la circunstancia sorprendente de que se trató del último Vía Crucis de Juan Pablo II, que además sería escrito por el que será su sucesor, merece ser destacado sobremanera. Así dirá el Cardenal Ratzinger:
“Precisamente en esta hora de la historia vivimos en la oscuridad de Dios... Ayúdanos a creer en Ti y a seguirte en esta hora de oscuridad y de necesidad. En esta hora muéstrate de nuevo al mundo y haz que tu salvación se manifieste”.
En el 2005 la promesa del triunfo de María todavía no se había cumplido, y la sensación de estar inmersos de lleno en una época oscura se hacía patente. Por lo que algo no cuadraba con la explicación vaticana. Si el tercer secreto se refería a hechos del pasado había un abismo que era imposible transitar: ¿cuándo se verificará el triunfo de María?
Se hacía difícil creer que el atentado a Juan Pablo II aquel 13 de mayo de 1981 era el secreto tan celosamente guardado y que ahora, de Fátima, sólo faltaba esperar el triunfo de María. Especialmente porque los sucesos tan graves que se vinieron sucediendo desde aquel 1981 no tuvieron su colofón final con la caída del muro de Berlín ni con el derrumbe soviético. Y esto se reconocía, curiosa y paradójicamente, en el mismo Documento oficial sobre el tercer secreto. De hecho la Congregación para la Doctrina de la Fe no tendrá pudor en volver a recoger las palabras que el Cardenal Sodano dirigió a los fieles presentes en la explanada de Fátima al anticipar el contenido del tercer secreto. En ellas Sodano, parafraseando al mismo Papa que directamente le escuchaba, reconoce que la cruz de la Iglesia no ha terminado su escalada hacia el Gólgota, y que el mismo mensaje de Fátima que leía los signos de los tiempos, lee también los de nuestro tiempo actual, de nuestro presente, con una especial perspicacia:
"Los sucesivos acontecimiento del año 1989 han llevado, tanto en la Unión Soviética como en numerosos Países del Este, a la caída del régimen comunista que propugnaba el ateísmo. También por esto el Sumo Pontífice le está agradecido a la Virgen desde lo profundo del corazón. Sin embargo, en otras partes del mundo los ataques contra la Iglesia y los cristianos, con la carga de sufrimiento que conllevan, desgraciadamente no han cesado. Aunque las vicisitudes a las que se refiere la tercera parte del secreto de Fátima parecen ya pertenecer al pasado, la llamada de la Virgen a la conversión y a la penitencia, pronunciada al inicio del siglo XX, conserva todavía hoy una estimulante actualidad"
Sinceramente este fragmento “la Señora del mensaje parecía leer con una perspicacia especial los signos de los tiempos, los signos de nuestro tiempo” es un ejemplo paradigmático en el arte de la negación del principio de contradicción (una cosa no puede ser y no ser al mismo tiempo). Señalando a vuelapluma esas “contradicciones”, asombra leer en tan pocas líneas ideas tan opuestas, pues si “oficialmente” parece reconocerse que el contenido del tercer secreto pertenece al pasado (“las vicisitudes a las que se refiere la tercera parte del secreto de Fátima parecen ya pertenecer al pasado”) al mismo tiempo se matiza ese alcance interpretativo al reconocer que esto es sólo una opinión (las vicisitudes a las que se refiere la tercera parte del secreto de Fátima parecen ya pertenecer al pasado). Y eso sin olvidar la reiteración que en dos ocasiones se hace respecto de que el contenido del mensaje sigue siendo actual y que hace referencia a nuestra época presente, es decir, que no pertenece al pasado (Sin embargo, en otras partes del mundolos ataques contra la Iglesia y los cristianos, con la carga de sufrimiento que conllevan,desgraciadamente no han cesado. (...)la llamada de la Virgen a la conversión y a la penitencia, pronunciada al inicio del siglo XX, conserva todavía hoy una estimulante actualidad. «La Señora el mensaje parecía leer con una perspicacia especial los signos de los tiempos, los signos de nuestro tiempo ...”).

No sólo el mismo día que se da a conocer el texto del tercer secreto se recogen las palabras del Cardenal Sodano en las que, subrepticiamente, se reconoce que no está todo cumplido, sino que el entonces secretario del ex Santo Oficio, Monseñor Bertone, sorprendentemente reconoce algo más. En este caso de un modo más sibilino pero más explosivo, pues lo dice a través de la cita de una carta que sor Lucia dirigió al santo Padre Juan Pablo II, en el año 1982 (por tanto después del atentado): “Desde el momento en que no hemos tenido en cuenta este llamamiento del Mensaje, constatamos que se ha cumplido, Rusia ha invadido el mundo con sus errores. Y, aunque no constatamos aún la consumación completa del final de esta profecía, vemos que nos encaminamos poco a poco hacia ella a grandes pasos. Si no renunciamos al camino del pecado, del odio, de la venganza, de la injusticia violando los derechos de la persona humana, de inmoralidad y de violencia, etc. Y no digamos que de este modo es Dios que nos castiga; al contrario, son los hombres que por sí mismos se preparan el castigo. Dios nos advierte con premura y nos llama al buen camino, respetando la libertad que nos ha dado; por eso los hombres son responsables...”

Reiteremos que ese fragmento de una carta de sor Lucia al beato Juan Pablo II no sólo es posterior al atentado en la plaza de san Pedro, sino que el mismo monseñor Bertone señala en su comentario “oficial” que esta carta insinúa la correcta interpretación del tercer secreto. Pero ¿no se había reiterado que el tercer secreto tenía su culminación en el atentado del 13 de mayo de 1981? ¿Porqué dice entonces sor Lucia al mismo Juan Pablo II, un año después del atentando, que aún no se constata el cumplimiento final de la profecía? ¿No dice claramente en esta carta que la constatación final será un Castigo del que el buen Dios nos advierte, y cuya autoría no es divina sino humana? ¿A qué Castigo se puede referir? ¿No se había reiterado que esta profecía hacía referencia a los totalitarismos del siglo XX y en particular al atentado contra la vida de Juan Pablo II obra del turco Ali Agca? ¿De qué Castigo habla sor Lucia que aún está por realizarse y que no ha culminado en aquel fatídico atentado? ¿Qué Castigo o catástrofe es de la que sor Lucia nos advierte en su interpretación del tercer secreto si, tras el atentado contra el Papa, todo se ha de referir a hechos del pasado? ¿Qué castigo ha sido profetizado y que a Monseñor Bertone le parece como en línea con una correcta interpretación del secreto de Fátima? Algo no es coherente, y de hecho el mismo Cardenal Ratzinger así lo reconocerá el año 2003, en una entrevista al canal de televisión católico de la Madre Angélica, EWTN: “No es descartable la posibilidad de que la visión se refiriera a un hecho del futuro”.
Seguiremos.
Adaptación para el blog del tercer capítulo de mi obra “Fátima, verdad oculta”
x cesaruribarri@gmail.com

http://cruxetgladius.blogspot.com/

terça-feira, 22 de março de 2011

TERZO SEGRETO DI FATIMA, LA TAPPA ATTUALE DI UNA BATTAGLIA....


"L’opera del diavolo si insinuerà anche nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi.  
I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli…chiese ed altari saccheggiati.  
La Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi e il Demonio spingerà molti sacerdoti e anime consacrate a lasciare il servizio del Signore.  
Il demonio sarà implacabile specialmente contro le anime consacrate a Dio...  
Le sole armi che vi resteranno sono il Rosario e il Segno lasciato da Mio Figlio.  
Recitate ogni giorno le preghiere del Rosario. Con il Rosario pregate per il Papa, i vescovi e i preti."  
 
[ 1973 - Apparizione mariana di Akita (Giappone) approvata ufficialmente dalla Chiesa. ]

“I miei incontri con l’arcivescovo Capovilla e lo scontro Socci-Cardinal Bertone”


Conferenza di presentazione del libretto Una “risposta” significativa, 
Calendasco di Piacenza, 30 giugno 2008
«Su, vieni, scrivi questo su una tavoletta davanti a loro, incidilo sopra un documento, perché resti per il futuro in testimonianza perenne […] Essi dicono ai veggenti: “Non fateci profezie sincere, diteci cose piacevoli, profetateci illusioni! Scostatevi dalla retta via, uscite dal sentiero, toglieteci dalla vista il Santo di Israele”. Pertanto dice il Santo di Israele: “Poiché voi rigettate questo avvertimento […] ebbene questa colpa diventerà per voi come una breccia che minaccia rovina, che sporge su un alto muro, il cui crollo avviene in un attimo, improvviso, e si infrange come un vaso di creta, frantumato senza misericordia, così che non si trova fra i suoi frantumi neppure un coccio…”». (Isaia 30,8 – 14)
«Gli uomini di Chiesa non sono la Chiesa». (Santa Giovanna d’Arco)
«La Chiesa non è una specie di setta o di cosca che chiede a noi omertà». (Antonio Socci)
Reverendo padre, gentilissimi intervenuti,
buonasera a tutti. Sono molto contento di essere qui con voi, a presentare il mio libretto Una “risposta” significativa, in questo giorno che chiude il mese del Sacro Cuore e a quarant’anni – ieri è stato l’anniversario esatto – della Professione di Fede con la quale il papa Paolo VI, anche ascoltando le preoccupazioni dottrinali espressegli dal cardinal Siri, tentò di frenare la marea che egli stesso definirà «autodemolizione della Chiesa», frutto del «fumo di Satana» che, «da qualche fessura», «è entrato nel Tempio di Dio». Ne ringrazio la Compagnia di Sigerico (in particolare l’amico Umberto Battini), ringrazio ciascuno di voi della presenza, e traccio quindi una breve introduzione al mio intervento, costituita dalla storia di un dibattito che di fatto si è, bene o male, più o meno aperto.
La storia di un contrastato dibattito
Il famoso Terzo Segreto di Fatima avrebbe dovuto essere pubblicato nel 1960, perché, aveva detto a suo tempo la veggente superstite, «allora sarà più chiaro» e «la Madonna vuole così». Ma ciò non avvenne, con la motivazione (peraltro ufficiosa) che il Vaticano non voleva prendersi la responsabilità di garantire che le parole, che i pastorelli dicevano di aver udito dalla Madonna, venissero realmente dalla Madonna; anzi, tre anni prima Roma aveva avocato a sé quel documento, perché (come relazionerà nel 1967 il cardinale Ottaviani) troppo delicato ed esplosivo per diventare di pubblico dominio. Dopo quarant’anni il mistero del secolo, come è stato definito, su cui nel frattempo erano trapelate le più svariate ipotesi ma anche qualificate testimonianze, che avevano permesso di abbozzarne un “identikit”, venne ufficialmente rivelato dal Vaticano nel maggio – giugno dell’Anno Santo 2000. Sin da subito, quella rivelazione suscitò varie e diffusissime perplessità. Quel testo, infatti, non sembrava corrispondere all’ “identikit” già noto; né sembrava, pur nella sua reale drammaticità, un testo così delicato ed esplosivo da rendere pericolosa la pubblicazione. Tant’è che nel 2000 non “esplose” proprio nulla. Si trattava peraltro d’una visione di difficile decifrazione, sicché gli stessi presentatori dissero che il loro era soltanto un tentativo di interpretazione. Il testo pubblicato infatti, oltre a questa oscura visione non conteneva alcuna parola della Madonna che la spiegasse: stranissimo, la Madonna aveva spiegato la pur evidente visione dell’Inferno (nel “Primo Segreto”), e non avrebbe spiegato un testo che neppure il Vaticano era in grado di comprendere con certezza? E non era proprio il comunicato ufficioso del 1960 sulla non pubblicazione a far riferimento a parole che i pastorelli dicevano di aver udito dalla Madonna, origine soprannaturale su cui il Vaticano aveva dei dubbi? Che fine avevano fatto quelle parole – possiamo dire: quella “colonna sonora” della muta visione – che i veggenti avevano detto di aver inteso dalla Madonna? Erano state forse scartate in quanto ritenute non soprannaturalmente autentiche, e quindi provenienti non dal Cielo ma da un errore dei veggenti? E che nesso ha il testo del 2000, da solo, con la data del 1960? Nessuno, ci risponde il card. Bertone, che su incarico vaticano ha gestito la faccenda; card. Bertone il quale ci riferisce, tra le altre cose, che suor Lucia gli avrebbe detto di essersela inventata! Com’è possibile che suor Lucia gli abbia detto (a porte chiuse e senza un registratore) di essere una bugiarda? Queste ed altre domande, sorte spontaneamente da più parti e sostenute soprattutto dall’area dei movimenti cattolici “tradizionalisti” in genere e “fatimita” in specie, erano tali da farsi chiedere: dal “mitico” Terzo Segreto di Fatima è caduto il velo, oppure (come scrissi sul diario) ci è calato il velo?
Finché quelle obiezioni, che dopo i discorsi diffusi del 2000 e qualche altro “picco” erano rimaste un po’ trascurate ed emarginate in aree ridotte, non conobbero una grande diffusione grazie a un fatto imprevisto. Il noto giornalista e scrittore cattolico Antonio Socci, di area ratzingeriana e già stimato dal cardinal Bertone, che ancora nel febbraio 2005 era schierato con la posizione ufficiale (riepiloghiamola: la completezza della pubblicazione del 2000, l’interpretazione per cui quella visione si riferiva precipuamente all’attentato di Agca a Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 e la valutazione per cui la Russia sarebbe stata già consacrata al Cuore Immacolato di Maria, questi tre sono i punti cardine dell’attuale posizione ufficiale vaticana e oggetto di critica da coloro che, con sfumature diverse, ne dissentono), Antonio Socci dicevo, dopo aver prestato attenzione alla letteratura detta fatimita, esaminandola e facendo ricerche sulla questione, con ammirevole onestà intellettuale arrivò alla conclusione che, quando egli sosteneva la posizione ufficiale, non era nel giusto. Così la buona Provvidenza, prendendo dal campo avverso un potente sostenitore, rilanciava la questione: uscito esattamente tredici mesi dopo il mio, il libro di Socci, intitolato ironicamente e significativamente Il quarto segreto di Fatima, ebbe infatti una vasta eco.
A questo punto l'arcivescovo Bertone, portabandiera della posizione ufficiale divenuto nel frattempo Cardinale Segretario di Stato Vaticano, avendo saputo che Socci stava realizzando un’inchiesta di un certo tenore sul Terzo Segreto di Fatima si attivò subito per far uscire sulla materia un suo volume: le obiezioni dei critici, evidentemente, avevano preso troppo campo per continuare a opporvi, salvo rare e limitate eccezioni, il silenzio. E’ così uscito il libro L’ultima veggente di Fatima. I miei colloqui con suor Lucia (sempre con le edizioni Rizzoli, che avevano pubblicato il libro di Socci), nella forma di colloqui del Cardinale con il vaticanista Giuseppe De Carli.
In pratica, la risposta della tesi ufficiale alle obiezioni. Libro seguito da altri interventi – in un primo tempo del Cardinale in persona – sulla stessa “lunghezza d’onda”, caratterizzata da un triplice connotato: la mancanza di risposte articolate e non caricaturali alla serie di obiezioni, una per una; il ricorso, massiccio e strabordante, all’argomento di autorità (sebbene al tempo della presentazione ufficiale del Segreto abbiano detto che si tratta di una materia non vincolante, e quindi, come per qualsiasi libera disputa, dovrebbero valere soltanto gli argomenti addotti in merito); il rifiuto di confronti diretti con “l’altra campana” (tant’é che hanno sempre parlato senza contradditorio, e io e Socci, recatici all’Urbaniana a una presentazione del libro del card. Bertone, siamo stati messi alla porta).
A fronte di una siffatta risposta, non esente neppure da insulti, come hanno reagito i critici, tradizionalisti e fatimiti o indipendenti? C’è chi ha fatto un voltafaccia (una sorta di abiura); alcuni sembrano latitare (speriamo sia sempre e soltanto una mia impressione passeggera: ad esempio, sì sì no no mi ha detto che ha pubblicato troppe recensioni e che forse non avrà spazio per un'altra, speriamo l’abbia presto); ma altri, nonostante non siano mancate pressioni per imbavagliarci e strapparci il microfono, hanno articolatamente replicato. Facendo notare come, a ben guardare, una tale risposta ci dà soltanto ragione. Così Antonio Socci ha replicato da par suo, particolarmente sul quotidiano Libero di sabato 12 maggio e sabato 2 giugno 2007, oltre che sul suo sito internet; il nordamericano Joseph Thornborn ha parlato con il fare del suo thriller Il quarto segreto (edizioni Piemme) un bestseller, tra il 2007 e il 2008; il nordamericano Christopher Ferrara, vicino al noto padre Gruner, parimenti non ha ingiustamente taciuto, e sta per intervenire con il libro Il Segreto ancora nascosto, che sarà ufficialmente presentato a settembre; e – si licet parva… – Solideo Paolini ha replicato tramite il piccolo libro oggetto di questa presentazione, eccolo: Una “risposta” significativa (risposta, si badi, tra virgolette); che reca per sottotitolo: Disamina del libro su Fatima del card. Bertone, con relativo seguito: le incongruenze della tesi ufficiale. Dicembre 2007, edito dalla marchigiana SGM Multimedia. E’ qui a disposizione, assieme ad alcune prime copie (ancora con dei refusi nordamericani, ma il senso si coglie) del libro dell’avvocato Ferrara, ed ha stampata in appendice la supplica al Santo Padre per la pubblicazione integrale del Segreto; supplica che invito caldamente i lettori convinti della tesi ivi sostenuta ad inviare, anche fotocopiandola dal libro, come da istruzioni allegate. Alla fine del mio intervento sarò volentieri a disposizione per le classiche domande, e sarà anche il momento adatto, per coloro che lo desiderassero, per chiedere i libri, qui a fianco, alla mia segretaria nonché consorte.
Se abbiamo proprio torto, rispondano sul serio alle domande e obiezioni, risolvendo tutte le contraddizioni

Chi sostiene la linea ufficiale risponda,  dettagliatamente e lealmente, al rilevamento di tutte le sue incongruenze, alla messa in luce di tutta una serie di dati che la contraddicono. Risponda, ma sul serio, a tutte le domande e obiezioni presentate in questo volumetto, peraltro neppure esaustive (infatti ne Il Segreto ancora nascosto se ne trovano altre ancora). Delle quali potete farvi un’idea – meritevole di approfondimento e verifica, leggendolo – con la scorsa dei titoli dei suoi brevi capitoli: Il libro e il suo codazzo. La ratio del libro. La carta dell’avallo del Papa. Forzature su suor Lucia? La pretesa insostenibile del bavaglio alla critica fatimita. Insulti ai critici, caricatura delle obiezioni. Un linguaggio strano e nervoso. Noi disprezziamo la veggente?! Si è dovuto verificare  «l’autenticità, la veridicità» del segreto?! E altre prove ancora. Ritrattazioni! Clamorose contraddizioni sulla data del 1960. Clamorosa contraddizione sull’uso del computer. Clamorosa non corrispondenza della dimensione della busta contenente il segreto. Clamorosa ripetizione della sbianchettatura d’una frase della lettera del 12 maggio 1982. Clamoroso silenzio sulla testimonianza di mons. Capovilla (ed altre)…  E poi l’ennesimo “autogol”. La “rigorosa” risposta alla testimonianza del cardinale Ottaviani. L’ostinazione in versioni insostenibili – 1: A chi era destinato il Terzo Segreto? L’ostinazione in versione insostenibili – 2: Quale conversione della Russia? L’insostenibile soluzione alla difficoltà del Papa che non muore. La profezia è consegnata al passato? Errare humanum est…Svista o lapsus? Un fatto conclamato: 1 – Resoconti incompleti e di esattezza dubbia. Un fatto conclamato: 2 – L’esistenza ammessa (ma lasciata in ombra) di carte inedite. Ci sono altre verità? Assolutamente no, anzi è possibile. Altro non ha scritto… ma uno sviluppo del Secondo Segreto sì. “Qualcuno ne avrebbe approfittato… “. A proposito di gioco della Massoneria (e company). Tre argomentazioni assolutamente improprie contro le nostre obiezioni. Un riconoscimento disapplicato. Una notizia incoraggiante: cosa ha spinto alla pubblicazione del 2000. E poi a chiusura, ad esito di tutto ciò, la Supplica canonica al Sommo Pontefice, di cui ho già detto.
A titolo esemplificativo, mi soffermo qui su un punto. Nell’intervista a 30 giorni di luglio-agosto 2006 il card. Bertone, alla domanda: «C’è ancora qualcosa di non detto riguardo a Fatima?», aveva risposto: «Assolutamente no» (passando poi ad altre affermazioni in materia). Eppure soltanto un anno e mezzo prima,  a Repubblica (17 febbraio 2005), aveva detto: «Se ci sono racconti nelle sue [di suor Lucia] carte ed altre verità lo sapremo perché andranno esaminate una ad una nel processo di beatificazione che incomincerà presto. E le carte sono tante perché lei amava scrivere».  Dobbiamo credere che in questo anno e mezzo abbiano esaminato tutte queste «tante» carte? No, anche perché nel suo libro del maggio 2007 (attenzione alle date) emerge l’esistenza di «diverse lettere» della veggente a tutt’oggi inedite; e di quella che suor Lucia consegnò a Giovanni Paolo II a Fatima, “sotto i riflettori”, il 13 maggio 2000 – cioè proprio quando venne fatta quella rivelazione del terzo segreto – il Porporato asserisce esplicitamente di non conoscere i contenuti (e perché non ha indagato?): come può dunque escludere in quel modo, nell’estate 2006, che qualcosa di nuovo e rilevante ci sia? Per di più era uscito quell’anno un testo (postumo) attribuito a suor Lucia, nel quale la veggente avrebbe (il condizionale è d’obbligo) riportato un’integrazione al secondo segreto (non è chiaro se sua o della Madonna). Ce ne fa edotti il Cardinale nel suo libro, prima del quale moltissimi non ne erano a conoscenza.  E questo, da un lato fa porre la domanda: se soltanto nel 2006 esce (con il sostegno della posizione ufficiale) un altro pezzo del secondo segreto, o di commento al secondo segreto, come poteva la veggente – se era ancora lucida e ben informata – aver detto nel 2001 al card. Bertone: «Tutto è stato pubblicato; non c’è più nulla di segreto»? Dall’altro, avrebbe dovuto far ritenere apertissima la questione degli inediti. Come può quindi il paladino della tesi ufficiale rispondere «assolutamente no» alla domanda se «c’è ancora qualcosa di non detto riguardo a Fatima»? E qualora si tratti soltanto di una risposta imprecisa per dire che completo è il terzo segreto pubblicato (mentre la domanda era più ampia, su Fatima in generale), allora ciò, oltre a far dubitare dell’esattezza delle risposte date e delle frasi riportate, verrebbe a delineare delle smentite di estensione incerta, compatibili con reticenze e riserve mentali: forse il terzo segreto pubblicato “è tutto”, perché della parte non pubblicata abbiamo constatato l’almeno probabile non autenticità soprannaturale? Oppure: il terzo segreto pubblicato è tutto, perché le parole che fanno seguito alla frase tronca «In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede, etc.» appartengono ancora, a loro privato giudizio, al secondo segreto e non al terzo? (E in tal caso, incompleto sarebbe il secondo segreto conosciuto: “se non è zuppa, è pan bagnato”). O anche: abbiamo rivelato tutto, sottinteso: qualcosa pubblicandolo e qualcosa velatamente, senza indicarne la fonte, in altre predicazioni, ad esempio nella famosa Via Crucis al Colosseo del 25 marzo 2005? Oppure: è tutto, altro non c’è…perché il testo inedito è andato perduto o distrutto, come già prospettava nel suo diario il cardinale Ottaviani? Giurereste sul Vangelo di escludere che ci sia del vero in ciascuna di queste quattro ipotesi, una per una? Giurereste sul Vangelo che suor Lucia non abbia mai scritto un seguito della frase sulla conservazione dell’ortodossia, che non abbia mai scritto un “allegato” che spiega la visione pubblicata nel 2000? Giurereste sul Vangelo di non essere mai stati reticenti su queste materie dal 2000 in avanti, ricorrendo magari a riserve mentali?
Da parte mia, sono disponibile a rispondere a qualsiasi critico onesto della nostra tesi che non sia un mero ripetitore di qualcuno al quale abbiamo già risposto – nel qual caso rimando alla relativa letteratura.
E se non tutto è stato detto, la questione è troppo seria per ignorarla
 E se non tutto è stato detto, ciascuno ha il diritto e il dovere di levare la voce contro questa ingiustizia (che tale è anche se non se la sentissero di garantirne l’origine soprannaturale – che pure dovrebbe essere evidente per motivi che ho spiegato nel mio Non disprezzate le profezie – dal momento che nella normativa attuale i contenuti di qualsiasi apparizione, riconosciuta o no, sono stati tutti liberalizzati, e l’allora Vescovo di Fatima prese impegni precisi, promettendo la pubblicazione: pacta sunt servanda... Perché continuando su questa linea si corre un duplice rischio. Da un punto di vista naturale, il rischio di ricatti e pressioni molto pesanti al Vaticano, da parte dei nemici della Chiesa che sanno bene come sono andate le cose; e che per ricattarla hanno tutto l’interesse a che il “quarto segreto” – o qualche sua traccia, o l’affermazione della sua esistenza e di come sono andate le cose – “rimanga nel cassetto”. E questo non lo diciamo soltanto noi: tant’è che su la Repubblica del 20 febbraio 2005, a dirlo è addirittura il giudice Priore, per anni titolare dell’inchiesta sull’attentato al Papa. Dal punto di vista spirituale e soprannaturale, il rischio che sciagure raggelanti, le quali conoscendo esattamente e dichiaratamente quel testo potevano essere evitate o quantomeno attenuate, non lo siano, non essendo stata data a ciascuno trasparente e piena possibilità di avvalersi di quegli avvertimenti così come sono. Come dovremmo non insistere perché si colga la mano tesa della Regina dei profeti, quando sappiamo delle profezie di sventura che gravano proprio a causa del ritardare l’esecuzione delle direttive del Cielo? Anche ci fosse soltanto una piccola possibilità che suor Lucia non si sia sbagliata nello scrivere quel testo – ipotesi che anche mons. Capovilla, pur essendo orientato in tutt'altra direzione, non mi ha escluso del tutto – come non provarle tutte? Davanti all'«apostasia silenziosa» (S.S. Giovanni Paolo II), davanti alla Chiesa che appare una barca in procinto di affondare (il card. Ratzinger, che è stato eletto Sommo Pontefice dallo Spirito Santo su quella piattaforma), davanti alla guerra nucleare che si staglia all'orizzonte, come non provare questo aiuto? Come almeno non lasciarlo provare a chi desidera avvalersene?
Volete “la prova del nove” della giustezza e importanza di tale pubblicazione? Satana non la vuole. Quando suor Lucia, su ordine del suo Vescovo, doveva scrivere la terza parte del Segreto, negli ultimi mesi del 1943, ebbe un blocco. Non riusciva a scriverlo. Tale blocco, ci dice lo storico autorizzato e non controverso padre Alonso, non era di origine naturale. Escludendo che fosse di origine soprannaturale (tant’è che la Madonna nel gennaio 1944 apparve a suor Lucia, assistendola «parola per parola» nella redazione e assicurandola che era volontà di Dio), non resta che un’origine: preternaturale. Diabolica. Già in precedenza, infatti, il demonio aveva manifestato  questa sua avversione: quando mandò in crisi Lucia proprio alla vigilia della trasmissione del Segreto; e lo fece ispirandole il dubbio per mezzo della seguente considerazione: il Signor Curato pensa che le apparizioni sono probabilmente un inganno del demonio; posso avere io più ragione del mio parroco? E quando si sa che Satana è contro la conoscenza di tale messaggio, penso che ciascuno possa facilmente fare una scelta di campo.
…Volontà permettendo. Perché tante volte il problema è proprio questo. L’ostilità alla parte inedita del segreto si basa infatti su quattro pilastri: gli ambienti anticristici, che non vogliono che le loro trame siano messe alla luce del sole; ecclesiastici che forse, in varia maniera e misura, sono rimasti invischiati dalla situazione; la disinformazione (favorita anche dalla distrazione imperante); e l’opportunismo, che fa tirare indietro (o avanti nel campo sbagliato) davanti a quella che appare come una causa perduta, e magari fonte di problemi. O di benefici, se la si contrasta: sicché non sembra mancare chi, smanioso di stare “alla greppia”, di far carriera, talvolta di riciclarsi, tenta di accreditarsi con la zelante negazione del “quarto segreto”. Forse a qualcuno ripugna non la speranza di vendersi al Potere, ma l'idea di essere poco furbastri. Sicché, tralasciando qui le quattro storielle a sostegno della tesi ufficiale (questo e quello hanno detto di no, sarebbe troppo grave, perché allora pubblicare  a metà, bisogna fidarsi, lasciamo perdere), alle quali ho, e abbiamo, già risposto per iscritto, vorrei ora fare una carrellata di tristi esempi del turarsi le orecchie e lavarsene le mani perché scomodo, traendone infine le conclusioni.
Più onesto di tutti è stato quel sacerdote, che si era detto convinto che qualcosa di nascosto c’è, al quale perciò avevo porto la supplica per la pubblicazione integrale: «Mi vuoi compromettere!». Solo che così il mondo non sarebbe mai diventato cristiano, dal momento che quelli che sono stati strumenti per la sua ci conversione si sono compromessi un po’ tanto… Ma peggiore è stato quel religioso, tutto amichevole finché si trattava della teoria (ovvero delle chiacchiere), che cominciò a frenare appena gli diedi la supplica: «Non penso che il Papa lo farà, vede…». Replicai con la massima evangelica per cui bisogna giudicare non secondo le apparenze ma con giusto giudizio, e con quanto detto dalla Madonna a Santa Caterina Labourè: quando si crederà tutto perduto, proprio quella volta Io sarò [s’intende: più che mai, particolarmente] con voi. Inoltre – rimarcai – al di là di quel che farà o non farà il Santo Padre, al di là se – mi hanno detto in diversi – Gliele facciano vedere o no (ma non escluderei che il Pontefice regnante sia sufficientemente avveduto da prendere le Sue precauzioni), il Signore e la Madonna le vedranno di sicuro, e apprezzeranno comunque il gesto di chiedere questo Loro aiuto; e questo, in ogni caso, è già qualcosa. Mi disse allora che lui non poteva dire che il Segretario di Stato, e forse il Papa, erano dei bugiardi (anche se «posso pensarlo», letteralmente); mentre io e Socci parlavamo bene perché non rischiavamo nulla. Gli feci notare: quanto al discorso dei bugiardi, che noi non la mettevamo così, che la realtà era più articolata (e lo rimandai per approfondimenti alla Letteratura che affrontava la questione); quanto a me e Socci che non rischiavamo nulla, che lui non poteva saperlo. Fin qui era stato, come dire, poco entusiasmante, ma almeno sincero. Emergendo che così non faceva una gran figura, con un voltafaccia cominciò a cambiare registro: non è certo che non hanno pubblicato tutto! Espressi il mio stupore: finora si era detto entusiasticamente d’accordo con il mio Non disprezzate le profezie… E lui: mi riferivo a quanto ho letto, la mia approvazione non poteva riguardare le parti dove non sono ancora arrivato. Suvvia padre, non stiamo parlando di un dettaglio contenuto nella nota 693 di pagina 287: la scottante tesi centrale del libro è enunziata già nel sottotitolo, vistosamente stampato in copertina! Come può non averla notata? Risposta: ha interrotto ogni contatto. E’ una dinamica spirituale ben triste, ma significativa e ricorrente. Un gruppo di fedeli laici, che fanno pure i “tradizionalisti”, in risposta (sollecitata) all’invio della supplica aveva argomentato: non pensiamo sia il caso di aderire alla proposta che, tra l'altro, potrebbe imbarazzare il Santo Padre, essendo stato lui a presentare ufficialmente il terzo segreto… (quindi, sanno bene come stanno le cose);  del resto, egli sa già quali sono le richieste della Madonna e sta già facendo ciò che ci vuole. Ovvero (esplicitando): non c’è bisogno di altro. E’ una logica che avevo già sentito:  il sequestro del terzo segreto, infatti, venne disposto dalla Curia di papa Pio XII e del cardinale Ottaviani; i quali certamente volevano evitare successivi sviluppi nella Chiesa, essendo notoriamente contrari alla nuova teologia, ma probabilmente pensavano di riuscirci da loro, in maniera meno dirompente, meno scomoda, più avveduta. E si è visto. La storia non insegna niente? Errare humanum est, perseverare… Passano pochi mesi e il medesimo gruppo di tradizionalisti governativi lamenta che gli ambienti diocesani, dopo un inizio promettente, li maltrattano circa la cosiddetta Messa tridentina. E – dico io – papa Ratzinger non potrà aiutarli, almeno nell’immediato e con certezza: non perché non vuole, avendo buonissime intenzioni, ma perché, con tanta e tale resistenza all’applicazione reale del Motu proprio, come si può pensare che possa efficacemente fronteggiarla, in maniera definitiva, senza un aiuto straordinario dall’Alto? Aiuto promesso condizionatamente al fare come Naaman il Siro. Ho scritto loro: avete ripensato a quanto dice il Catechismo romano? Anche i cattivi, specialmente quando investiti di autorità, sono strumenti di Dio… Un altro sacerdote mi rispose: non penso che bisogna farci crociate… se il segreto inedito parla di una crisi nella Chiesa non c’è alcun bisogno di pubblicarlo perché lo sappiamo già. E quindi, padre, la Madonna sarebbe meno saggia di lei? Ci avrebbe dato un aiuto di cui non c’è bisogno? Con questi presupposti, con questo modo di pensare, non approfondirà e non capirà certo la natura di un ammonimento straordinario del Cielo, vero ordine formale dell’Autorità Suprema e Assoluta, denso di celeste sapienza, che se accolto è un aiuto straordinario e se rigettato rischia di prefigurare – come disse suor Lucia al padre Fuentes – quel peccato contro lo Spirito Santo di cui sappiamo cosa ci ha detto Nostro Signore. O quella persona che, su un altro punto specifico, mi riferì: ha ragione, ma il Santo Padre ha già le idee chiare (quindi, sottinteso, non facciamo niente). Penso anch’io; tuttavia, il Papa è anche un uomo (come Pietro è “il dolce Cristo in terra”, come Simone è un uomo): tra tanti che Gli dicono “impossibile,  improponibile, ne verrebbe un disastro”, qualche filiale incoraggiamento sarà tutt’altro che inopportuno. Come nota nel suo libro l'avvocato Ferrara, nel Motu proprio in cui liberalizza la liturgia antica è il Papa stesso a far riferimento alle insistenti suppliche in tal senso. Oltre all’aspetto del non dare ratifica, tramite il silenzio pubblico generale, a una tale ingiustizia. Ed è significativo che in Italia l’iniziativa della supplica sia stata accolta più dal laicato che dal clero, senza paragone, e che invece il clero sudamericano le abbia riservato una recezione migliore (anche il Cardinale che, quantomeno, ha risposto all'invio della supplica non con un assordante silenzio ma dandone una valutazione positiva non era, manco a dirlo, italiano). Adesso sta per partire una supplica analoga, ispirata anche da questa, nel Nord America, e lì, visti anche i risultati della medesima iniziativa anni addietro, ci si può aspettare la raccolta di numerose firme; tutto sommato, le tendenze di fondo sono chiare.
***
La conclusione è un po’ forte, ma al farmi battere le mani preferisco dire la verità: l’insieme di certe reazioni e non-reazioni è preoccupante, perché sembra prefigurare una colpa collettiva. La colpa del disprezzo e rigetto, in qualche modo, del piano di soccorso del Cielo – avallato nella sua eccezionale portata da tanti fatti, tra cui il miracolo pubblico più grande dopo la traversata del Mar Rosso, il miracolo del sole – perché scomodo o temuto tale. Preferendo confidare nell'uomo. Con il possibile risultato di rendere il profetizzato bagno di sangue l’unico sbocco, perché il libero arbitrio ha scelto di non accogliere gli altri. La situazione internazionale non è bella. Leggiamo, apriamo il cuore alla Grazia, preghiamo tanto, specialmente per il Santo Padre, diciamo il Santo Rosario, facciamo i primi cinque sabati del mese, la consacrazione di persone, famiglie e parrocchie al Cuore Immacolato di Maria, facciamo penitenza (inclusa la conversione intellettuale, il cambiamento di mentalità), diamo testimonianza, perché in extremis si riesca a evitare, o diminuire, la realizzazione completa di un dramma dal quale eravamo stati messi in guardia. Grazie.
Solideo Paolini
Solideo Paolini, UNA “RISPOSTA” SIGNIFICATIVA. Disamina del libro su Fatima del card. Bertone, con relativo seguito: le incongruenze della tesi ufficiale. Edizioni SGM Multimedia, dicembre  2007, pagine 85, € 9,66.  (N.B.: Il libretto va richiesto a: SGM Multimedia, via Aldo Moro, 10, Staffolo (AN). Tel 0731.779846. Fax. 0731.771783.  Info@ sgmmultimedia.it)
http://nullapossiamocontrolaverita.blogspot.com/

sábado, 12 de março de 2011

FATIMA E IL SUO SEGRETO

Antonio Socci
Da “Libero”, 13 maggio 2010
P.S. A proposito di Bertone e Messori….
Tre anni fa Bruno Vespa realizzò un’intera puntata di “Porta a porta” per lanciare il libro del cardinal Bertone contro di me (ovviamente senza darmi la parola). Titolo della puntata: “Il quarto segreto non esiste” (era un esplicito riferimento polemico al mio libro “Il quarto segreto di Fatima”).
Ieri sera è andata in onda un’altra confusa puntata di “Porta a porta” sulle nuove dichiarazioni del Papa a Fatima e – con mio gran divertimento – pur parlando dello stesso tema, nessuno più ha osato dire “il quarto segreto non esiste”.
Anzi, Vittorio Messori, che tre anni fa era corso ad accreditare la versione di Bertone, senza fare una piega, ha dichiarato l’opposto di quello che finora aveva affermato.
Ha detto cioè che Benedetto XVI non vede il compimento del Terzo segreto nell’attentato del 1981 e non lo ritiene concluso nel passato, ma lo vede proiettato nel futuro, considerando anche un fatto nuovo, come lo scandalo-pedofilia, parte del Segreto (ed è chiaro che il Papa non può esserselo inventato: deve pur averlo ricavato dal testo completo del Segreto…).
Dopo tutto questo Messori non ha minimamente riconosciuto di essersi sbagliato finora, né ha tratto le conseguenze di quello che lui stesso ha dichiarato. Così come il disinvolto Bertone.
Ora, a me pare che non si possa dire tutto e il suo contrario. O ha ragione Bertone (e la profezia si è realizzata con l’attentato del 1981 e si è conclusa nel passato) o ha ragione Benedetto XVI e allora il testo del Segreto è più ampio, la profezia è ancora aperta e il martirio di un Papa e della Chiesa stanno nel nostro futuro.
Non si può far finta che le due opposte versioni possano coesistere. Per rispetto della logica. Sarebbe auspicabile che prevalesse l’amore alla verità e un leale riconoscimento dei propri errori… L’invito del Papa al pentimento, all’esame autocritico e alla penitenza dovrebbe essere preso sul serio.
Che la S.S. Madre di Dio protegga il Papa e tutti noi!
Ora invece papa Benedetto XVI ci spiega l’esatto opposto, che cioè il terzo segreto riguarda eventi successivi all’attentato del 1981, come l’attuale scandalo della pedofilia e anche eventi che stanno tuttora nel nostro futuro.
Ratzinger ha infatti dichiarato:
“Oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano … e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano… Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa”.
Ieri il Papa ha concluso così: “la Chiesa ha quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono, la conversione, la preghiera. Sempre il male attacca, dall’interno e dall’esterno, ma sempre anche le forze del bene sono presenti e finalmente il Signore è più forte del male e la Madonna per noi è la garanzia. La bontà di Dio è sempre l’ultima parola della storia”.
http://laveracomunione.wordpress.com/2010/05/14/fatima-e-il-suo-segreto/

sexta-feira, 11 de fevereiro de 2011

Sobre o desconhecido “Segredo de Fátima” Introdução às revelações feitas em Fátima


As aparições da Virgem em 1917 na Cova da Iria, periferia de Fátima em Portugal, onde Ela se manifestou a três pastorinhos, Lúcia, Francisco e Jacinta que de Maio a Outubro deste mesmo ano, foram anunciados dos castigos para a humanidade se esta não se convertesse, mas que por fim seu Imaculado Coração triunfaria.

No mesmo lugar, nas datas de 13 de junho, 13 de julho, 15 de agosto, 13 de setembro e 13 de outubro do mesmo ano. Nesta última (13 de outubro), cerca de 60 mil pessoas presenciaram a um milagre, onde aproximadamente ao meio dia o sol de deslocou no céu, girando e se movendo em várias direções, voltando à posição normal após vários minutos. Fato simbólico.

Das três crianças, Jacinta e Francisco faleceram ainda bem jovens, sendo Lúcia viva. Os segredos passados por Nossa Senhora às crianças na tarde de 13 de julho de 1917 - segundo as palavras da própria Irmã Lúcia: "o Segredo consta de três coisas distintas".

Em 1917, ninguém poderia ter imaginado tudo isto: os três pastorinhos de Fátima veem, ouvem, memorizam, e Lúcia, a testemunha sobrevivente, quando recebe a ordem do Bispo de Leiria e a autorização de Nossa Senhora, põe por escrito.

Em 1944 Irmã Lúcia envia o 3º segredo ao Bispo de Leiria, que por sua vez é enviada à Nunciatura Apostólica em Lisboa, e finalmente ao Vaticano. De acordo com declarações da própria Irmã Lúcia, este segredo só poderia se tornar público a partir de 1960, posteriormente quando em um Encontro, em 27 de Abril de 2000 foi perguntada por D. Bertone “Porquê o limite de 1960? Foi Nossa Senhora que indicou aquela data?”. Resposta da Irmã Lúcia: “Não foi Nossa Senhora; fui eu que meti a data de 1960 porque, segundo intuição minha, antes de 1960 não se perceberia, compreender-se-ia somente depois. Agora pode-se compreender melhor. Eu escrevi o que vi; não compete a mim a interpretação, mas ao Papa”.

No dia 4 de Abril de 1957 o envelope foi entregue ao Arquivo Secreto do Santo Ofício. Disto mesmo, foi avisada a Irmã Lúcia pelo Bispo de Leiria.

Segundo apontamentos do Arquivo, no dia 17 de Agosto de 1959 e de acordo com Sua Eminência o Cardeal Alfredo Ottaviani, o Comissário do Santo Ofício, Padre Pierre Paul Philippe OP, levou a João XXIII o envelope com a terceira parte do “segredo de Fátima”. Sua Santidade, “depois de alguma hesitação”, disse: “Aguardemos. Rezarei. Far-lhe-ei saber o que decidi”.

Na realidade, a decisão do Papa João XXIII foi enviar de novo o envelope selado para o Santo Ofício e não revelar a terceira parte do “segredo”.

Paulo VI leu o conteúdo com o Substituto da Secretaria de Estado, Sua Ex.cia Rev.ma D. Ângelo Dell'Acqua, a 27 de Março de 1965, e mandou novamente o envelope para o Arquivo do Santo Ofício, com a decisão de não publicar o texto.

O Papa João Paulo II em visita ao Santuário de Fátima, Portugal, em 13 de maio de 2000, com a finalidade de beatificar as duas crianças videntes já falecidas (Jacinta e Francisco), revela parte do Terceiro Segredo de Fátima. Em 26 de junho de 2000 finalmente a íntegra do texto de irmã Lúcia é divulgado pelo Vaticano.

O Segredo de Fátima

O Segredo de Fátima consta de três profecias revelados pela Santíssima Virgem Maria, em três partes distintas cada qual com um conteúdo revelador, que foram reveladas privadamente à três crianças videntes de Portugal: Lúcia de Jesus dos Santos (10 anos), e os beatificados Francisco Marto (9 anos) e Jacinta Marto (7 anos) - Os três pastorinhos, no dia 13 de Julho de 1917 na Cova da Iria. Primeira e segunda parte do Segredo segundo a redação feita pela Irmã Lúcia na “Terceira Memória”, de 31 de agosto de 1941, destinado ao Bispo de Leiria-Fátima.

Segundo redação oficial da Congregação para a Doutrina da Fé, no documento, “A Mensagem de Fátima”.

Terei para isso que falar algo do segredo e responder ao primeiro ponto de interrogação.

O que é o segredo?

Parece-me que o posso dizer, pois que do Céu tenho já a licença. Os representantes de Deus na terra, têm-me autorizado a isso várias vezes, e em várias cartas, uma das quais, julgo que conserva V. Ex.cia Rev.ma do Senhor Padre José Bernardo Gonçalves, na em que me manda escrever ao Santo Padre. Um dos pontos que me indica é a revelação do segredo. Algo disse, mas para não alongar mais esse escrito que devia ser breve, limitei-me ao indispensável, deixando a Deus a oportunidade d'um momento mais favorável.

Expus já no segundo escrito a dúvida que de 13 de Junho a 13 de Julho me atormentou e que nessa aparição tudo se desvaneceu.

Bem o segredo consta de três coisas distintas, duas das quais vou revelar.

A primeira foi, pois a vista do inferno!

“Nossa Senhora mostrou-nos um grande mar de fôgo que parcia estar debaixo da terra. Mergulhados em êsse fôgo os demónios e as almas, como se fossem brasas transparentes e negras, ou bronziadas com forma humana, que flutuavam no incêndio levadas pelas chamas que d'elas mesmas saiam, juntamente com nuvens de fumo, caindo para todos os lados, semelhante ao cair das faulhas em os grandes incêndios sem peso nem equilíbrio, entre gritos e gemidos de dôr e desespero que horrorizava e fazia estremecer de pavor. Os demónios destinguiam-se por formas horríveis e ascrosas de animais espantosos e desconhecidos, mas transparentes e negros. Esta vista foi um momento, e graças à nossa bôa Mãe do Céu; que antes nos tinha prevenido com a promeça de nos levar para o Céu (na primeira aparição) se assim não fosse, creio que teríamos morrido de susto e pavor”.

II parte;

Em seguida, levantamos os olhos para Nossa Senhora que nos disse com bondade e tristeza:

“Vistes o inferno, para onde vão as almas dos pobres pecadores, para as salvar, Deus quer establecer no mundo a devoção a meu Imaculado Coração. Se fizerem o que eu disser salvar-se-ão muitas almas e terão paz. A guerra vai acabar, mas se não deixarem de ofender a Deus, no reinado de Pio XI começará outra peor. Quando virdes uma noite, alumiada por uma luz desconhecida, sabei que é o grande sinal que Deus vos dá de que vai a punir o mundo de seus crimes, por meio da guerra, da fome e de perseguições à Igreja e ao Santo Padre. Para a impedir virei pedir a consagração da Rússia a meu Imaculado Coração e a comunhão reparadora nos primeiros sábados. Se atenderem a meus pedidos, a Rússia se converterá e terão paz, se não, espalhará seus erros pelo mundo, promovendo guerras e perseguições à Igreja, os bons serão martirizados, o Santo Padre terá muito que sufrer, várias nações serão aniquiladas, por fim o meu Imaculado Coração triunfará. O Santo Padre consagrar-me-á a Rússia, que se converterá, e será consedido ao mundo algum tempo de paz”.

III parte.

A terceira parte do segredo revelado a 13 de Julho de 1917 na Cova da Iria-Fátima.

Escrevo em acto de obediência a Vós Deus meu, que mo mandais por meio de sua Ex.cia Rev.ma o Senhor Bispo de Leiria e da Vossa e minha Santíssima Mãe.

“Depois das duas partes que já expus, vimos ao lado esquerdo de Nossa Senhora um pouco mais alto um Anjo com uma espada de fôgo em a mão esquerda; ao centilar, despedia chamas que parecia iam encendiar o mundo; mas apagavam-se com o contacto do brilho que da mão direita expedia Nossa Senhora ao seu encontro: O Anjo apontando com a mão direita para a terra, com voz forte disse: Penitência, Penitência, Penitência! E vimos n'uma luz emensa que é Deus: “algo semelhante a como se vêem as pessoas n'um espelho quando lhe passam por diante” um Bispo vestido de Branco “tivemos o pressentimento de que era o Santo Padre”. Varios outros Bispos, Sacerdotes, religiosos e religiosas subir uma escabrosa montanha, no cimo da qual estava uma grande Cruz de troncos toscos como se fôra de sobreiro com a casca; o Santo Padre, antes de chegar aí, atravessou uma grande cidade meia em ruínas, e meio trémulo com andar vacilante, acabrunhado de dôr e pena, ia orando pelas almas dos cadáveres que encontrava pelo caminho; chegado ao cimo do monte, prostrado de juelhos aos pés da grande Cruz foi morto por um grupo de soldados que lhe dispararam varios tiros e setas, e assim mesmo foram morrendo uns trás outros os Bispos Sacerdotes, religiosos e religiosas e varias pessoas seculares, cavalheiros e senhoras de varias classes e posições. Sob os dois braços da Cruz estavam dois Anjos cada um com um regador de cristal em a mão, n'êles recolhiam o sangue dos Martires e com êle regavam as almas que se aproximavam de Deus”. “Tuy-3-1-1944”.

Comentário interpretativo do então cardeal Ratzinger.

Confira abaixo o texto na integra sobre o Segredo de Fátima escrito e liberado pela Congregação para a Doutrina da Fé.

Quem lê com atenção o texto do chamado terceiro « segredo » de Fátima, que depois de longo tempo, por disposição do Santo Padre, é aqui publicado integralmente, ficará presumivelmente desiludido ou maravilhado depois de todas as especulações que foram feitas. Não é revelado nenhum grande mistério; o véu do futuro não é rasgado. Vemos a Igreja dos mártires deste século que está para findar, representada através duma cena descrita numa linguagem simbólica de difícil decifração. É isto o que a Mãe do Senhor queria comunicar à cristandade, à humanidade num tempo de grandes problemas e angústias? Serve-nos de ajuda no início do novo milênio? Ou não serão talvez apenas projeções do mundo interior de crianças, crescidas num ambiente de profunda piedade, mas simultaneamente assustadas pelas tempestades que ameaçavam o seu tempo? Como devemos entender a visão, o que pensar dela?

Revelação pública e revelações privadas – o seu lugar teológico

Antes de encetar uma tentativa de interpretação, cujas linhas essenciais podem encontrar-se na comunicação que o Cardeal Sodano pronunciou, no dia 13 de Maio deste ano, no fim da Celebração Eucarística presidida pelo Santo Padre em Fátima, é necessário dar alguns esclarecimentos básicos sobre o modo como, segundo a doutrina da Igreja, devem ser compreendidos no âmbito da vida de fé fenômenos como o de Fátima. A doutrina da Igreja distingue « revelação pública » e « revelações privadas »; entre as duas realidades existe uma diferença essencial, e não apenas de grau. A noção « revelação pública » designa a ação reveladora de Deus que se destina à humanidade inteira e está expressa literariamente nas duas partes da Bíblia: o Antigo e o Novo Testamento. Chama-se « revelação », porque nela Deus Se foi dando a conhecer progressivamente aos homens, até ao ponto de Ele mesmo Se tornar homem, para atrair e reunir em Si próprio o mundo inteiro por meio do Filho encarnado, Jesus Cristo. Não se trata, portanto, de comunicações intelectuais, mas de um processo vital em que Deus Se aproxima do homem; naturalmente nesse processo, depois aparecem também conteúdos que têm a ver com a inteligência e a compreensão do mistério de Deus. Tal processo envolve o homem inteiro e, por conseguinte, também a razão, mas não só ela. Uma vez que Deus é um só, também a história que Ele vive com a humanidade é única, vale para todos os tempos e encontrou a sua plenitude com a vida, morte e ressurreição de Jesus Cristo. Por outras palavras, em Cristo Deus disse tudo de Si mesmo, e portanto a revelação ficou concluída com a realização do mistério de Cristo, expresso no Novo Testamento. O Catecismo da Igreja Católica, para explicar este carácter definitivo e pleno da revelação, cita o seguinte texto de S. João da Cruz: « Ao dar-nos, como nos deu, o seu Filho, que é a sua Palavra — e não tem outra —, Deus disse-nos tudo ao mesmo tempo e de uma só vez nesta Palavra única (...) porque o que antes disse parcialmente pelos profetas, revelou-o totalmente, dando-nos o Todo que é o seu Filho. E por isso, quem agora quisesse consultar a Deus ou pedir-Lhe alguma visão ou revelação, não só cometeria um disparate, mas faria agravo a Deus, por não pôr os olhos totalmente em Cristo e buscar fora d'Ele outra realidade ou novidade » (CIC, n. 65; S. João da Cruz, A Subida do Monte Carmelo, II, 22).

O fato de a única revelação de Deus destinada a todos os povos ter ficado concluída com Cristo e o testemunho que d'Ele nos dão os livros do Novo Testamento vincula a Igreja com o acontecimento único que é a história sagrada e a palavra da Bíblia, que garante e interpreta tal acontecimento, mas não significa que agora a Igreja pode apenas olhar para o passado, ficando assim condenada a uma estéril repetição. Eis o que diz o Catecismo da Igreja Católica: « No entanto, apesar de a Revelação ter acabado, não quer dizer que esteja completamente explicitada. E está reservado à fé cristã apreender gradualmente todo o seu alcance no decorrer dos séculos » (n. 66). Estes dois aspectos — o vínculo com a unicidade do acontecimento e o progresso na sua compreensão — estão optimamente ilustrados nos discursos de despedida do Senhor, quando Ele declara aos discípulos: « Ainda tenho muitas coisas para vos dizer, mas não as podeis suportar agora. Quando vier o Espírito da Verdade, Ele guiar-vos-á para a verdade total, porque não falará de Si mesmo (...) Ele glorificar-Me-á, porque há-de receber do que é meu, para vo-lo anunciar » (Jo 16, 12-14). Por um lado, o Espírito serve de guia, desvendando assim um conhecimento cuja densidade não se podia alcançar antes porque faltava o pressuposto, ou seja, o da amplidão e profundidade da fé cristã, e que é tal que não estará concluída jamais. Por outro lado, esse ato de guiar é « receber » do tesouro do próprio Jesus Cristo, cuja profundidade inexaurível se manifesta nesta condução por obra do Espírito. A propósito disto, o Catecismo cita uma densa frase do Papa Gregório Magno: « As palavras divinas crescem com quem as lê » (CIC, n. 94; S. Gregório Magno, Homilia sobre Ezequiel 1, 7, 8). O Concílio Vaticano II indica três caminhos essenciais, através dos quais o Espírito Santo efetua a sua guia da Igreja e, consequentemente, o « crescimento da Palavra »: realiza se por meio da meditação e estudo dos fiéis, por meio da íntima inteligência que experimentam das coisas espirituais, e por meio da pregação daqueles « que, com a sucessão do episcopado, receberam o carisma da verdade » (Dei Verbum, n. 8).

Neste contexto, torna-se agora possível compreender corretamente o conceito de « revelação privada », que se aplica a todas as visões e revelações verificadas depois da conclusão do Novo Testamento; nesta categoria, portanto, se deve colocar a mensagem de Fátima. Ouçamos o que diz o Catecismo da Igreja Católica sobre isto também: « No decurso dos séculos tem havido revelações ditas “privadas”, algumas das quais foram reconhecidas pela autoridade da Igreja. (...) O seu papel não é (...) “completar” a Revelação definitiva de Cristo, mas ajudar a vivê-la mais plenamente numa determinada época da história » (n. 67). Isto deixa claro duas coisas:

1. A autoridade das revelações privadas é essencialmente diversa da única revelação pública: esta exige a nossa fé; de fato, nela, é o próprio Deus que nos fala por meio de palavras humanas e da mediação da comunidade viva da Igreja. A fé em Deus e na sua Palavra é distinta de qualquer outra fé, crença, opinião humana. A certeza de que é Deus que fala, cria em mim a segurança de encontrar a própria verdade; uma certeza assim não se pode verificar em mais nenhuma forma humana de conhecimento. É sobre tal certeza que edifico a minha vida e me entrego ao morrer.

2. A revelação privada é um auxílio para esta fé, e manifesta-se credível precisamente porque faz apelo à única revelação pública. O Cardeal Próspero Lambertini, mais tarde Papa Bento XIV, afirma a tal propósito num tratado clássico, que se tornou normativo a propósito das beatificações e canonizações: « A tais revelações aprovadas não é devida uma adesão de fé católica; nem isso é possível. Estas revelações requerem, antes, uma adesão de fé humana ditada pelas regras da prudência, que no-las apresentam como prováveis e religiosamente credíveis ». O teólogo flamengo E. Dhanis, eminente conhecedor desta matéria, afirma sinteticamente que a aprovação eclesial duma revelação privada contém três elementos: que a respectiva mensagem não contém nada em contraste com a fé e os bons costumes, que é lícito torná-la pública, e que os fiéis ficam autorizados a prestar-lhe de forma prudente a sua adesão [E. Dhanis, Sguardo su Fatima e bilancio di una discussione, em: La Civiltà Cattolica, CIV (1953-II), 392-406, especialmente 397]. Tal mensagem pode ser um válido auxílio para compreender e viver melhor o Evangelho na hora atual; por isso, não se deve trans-curar. É uma ajuda que é oferecida, mas não é obrigatório fazer uso dela.

Assim, o critério para medir a verdade e o valor duma revelação privada é a sua orientação para o próprio Cristo. Quando se afasta d'Ele, quando se torna autônoma ou até se faz passar por outro desígnio de salvação, melhor e mais importante que o Evangelho, então ela certamente não provém do Espírito Santo, que nos guia no âmbito do Evangelho e não fora dele. Isto não exclui que uma revelação privada realce novos aspectos, faça surgir formas de piedade novas ou aprofunde e divulgue antigas. Mas, em tudo isso, deve tratar-se sempre de um alimento para a fé, a esperança e a caridade, que são, para todos, o caminho permanente da salvação. Podemos acrescentar que frequentemente as revelações privadas provêm da piedade popular e nela se refletem, dando-lhe novo impulso e suscitando formas novas. Isto não exclui que aquelas tenham influência também na própria liturgia, como o demonstram, por exemplo, a festa do Corpo de Deus e a do Sagrado Coração de Jesus. Numa determinada perspectiva, pode-se afirmar que, na relação entre liturgia e piedade popular, está delineada a relação entre revelação pública e revelações privadas: a liturgia é o critério, a forma vital da Igreja no seu conjunto alimentada diretamente pelo Evangelho. A religiosidade popular significa que a fé cria raízes no coração dos diversos povos, entrando a fazer parte do mundo da vida quotidiana. A religiosidade popular é a primeira e fundamental forma de « inculturação » da fé, que deve continuamente deixar-se orientar e guiar pelas indicações da liturgia, mas que, por sua vez, a fecunda a partir do coração.

Desta forma, passamos já das especificações mais negativas, e que eram primariamente necessárias, à definição positiva das revelações privadas: Como podem classificar-se de modo correto a partir da Escritura? Qual é a sua categoria teológica? A carta mais antiga de S. Paulo que nos foi conservada e que é também o mais antigo escrito do Novo Testamento, a primeira Carta aos Tessalonicenses, parece-me oferecer uma indicação. Lá, diz o Apóstolo: « Não extingais o Espírito, não desprezeis as profecias. Examinai tudo e retende o que for bom » (5, 19-21). Em todo o tempo é dado à Igreja o carisma da profecia, que, embora tenha de ser examinado, não pode ser desprezado. A este propósito, é preciso ter presente que a profecia, no sentido da Bíblia, não significa predizer o futuro, mas aplicar a vontade de Deus ao tempo presente e consequentemente mostrar o reto caminho do futuro. Aquele que prediz o futuro pretende satisfazer a curiosidade da razão, que deseja rasgar o véu que esconde o futuro; o profeta vem em ajuda da cegueira da vontade e do pensamento, ilustrando a vontade de Deus enquanto exigência e indicação para o presente. Neste caso, a predição do futuro tem uma importância secundária; o essencial é a atualização da única revelação, que me diz respeito profundamente: a palavra profética ora é advertência ora consolação, ou então as duas coisas ao mesmo tempo. Neste sentido, pode-se relacionar o carisma da profecia com a noção « sinais do tempo », redescoberta pelo Vaticano II: « Sabeis interpretar o aspecto da terra e do céu; como é que não sabeis interpretar o tempo presente? » (Lc 12, 56). Por « sinais do tempo », nesta palavra de Jesus, deve-se entender o seu próprio caminho, Ele mesmo. Interpretar os sinais do tempo à luz da fé significa reconhecer a presença de Cristo em cada período de tempo. Nas revelações privadas reconhecidas pela Igreja — e portanto na de Fátima —, trata-se disto mesmo: ajudar-nos a compreender os sinais do tempo e a encontrar na fé a justa resposta para os mesmos.

A estrutura antropológica das revelações privadas

Tendo nós procurado, com estas reflexões, determinar o lugar teológico das revelações privadas, devemos agora, ainda antes de nos lançarmos numa interpretação da mensagem de Fátima, esclarecer, embora brevemente, o seu caráter antropológico (psicológico). A antropologia teológica distingue, neste âmbito, três formas de percepção ou « visão »: a visão pelos sentidos, ou seja, a percepção externa corpórea; a percepção interior; e a visão espiritual (visio sensibilis, imaginativa, intellectualis). É claro que, nas visões de Lourdes, Fátima, etc, não se trata da percepção externa normal dos sentidos: as imagens e as figuras vistas não se encontram fora no espaço circundante, como está lá, por exemplo, uma árvore ou uma casa. Isto é bem evidente, por exemplo, no caso da visão do inferno (descrita na primeira parte do « segredo » de Fátima) ou então na visão descrita na terceira parte do « segredo », mas pode-se facilmente comprovar também noutras visões, sobretudo porque não eram captadas por todos os presentes, mas apenas pelos « videntes ». De igual modo, é claro que não se trata duma « visão » intelectual sem imagens, como acontece nos altos graus da mística. Trata-se, portanto, da categoria intermédia, a percepção interior que, para o vidente, tem uma força de presença tal que equivale à manifestação externa sensível.

 Este ver interiormente não significa que se trata de fantasia, que seria apenas uma expressão da imaginação subjetiva. Significa, antes, que a alma recebe o toque suave de algo real, mas que está para além do sensível, tornando-a capaz de ver o não-sensível, o não-visível aos sentidos: uma visão através dos « sentidos internos ». Trata-se de verdadeiros « objetos » que tocam a alma, embora não pertençam ao mundo sensível que nos é habitual. Por isso, exige-se uma vigilância interior do coração que, na maior parte do tempo, não possuímos por causa da forte pressão das realidades externas e das imagens e preocupações que enchem a alma. A pessoa é levada para além da pura exterioridade, onde é tocada por dimensões mais profundas da realidade que se lhe tornam visíveis. Talvez assim se possa compreender por que motivo os destinatários preferidos de tais aparições sejam precisamente as crianças: a sua alma ainda está pouco alterada, e quase intacta a sua capacidade interior de percepção. « Da boca dos pequeninos e das crianças de peito recebeste louvor »: esta foi a resposta de Jesus — servindo-se duma frase do Salmo 8 (v. 3) — à crítica dos sumos sacerdotes e anciãos, que achavam inoportuno o grito hossana das crianças (Mt 21, 16).

Como dissemos, a « visão interior » não é fantasia, mas uma verdadeira e própria maneira de verificação. Fá-lo, porém, com as limitações que lhe são próprias. Se, na visão exterior, já interfere o elemento subjetivo, isto é, não vemos o objeto puro mas este chega-nos através do filtro dos nossos sentidos que têm de operar um processo de tradução; na visão interior, isso é ainda mais claro, sobretudo quando se trata de realidades que por si mesmas ultrapassam o nosso horizonte. O sujeito, o vidente, tem uma influência ainda mais forte; vê segundo as próprias capacidades concretas, com as modalidades de representação e conhecimento que lhe são acessíveis. Na visão interior, há, de maneira ainda mais acentuada que na exterior, um processo de tradução, desempenhando o sujeito uma parte essencial na formação da imagem daquilo que aparece. A imagem pode ser captada apenas segundo as suas medidas e possibilidades. Assim, tais visões não são em caso algum a « fotografia » pura e simples do Além, mas trazem consigo também as possibilidades e limitações do sujeito que as apreende.

Isto é patente em todas as grandes visões dos Santos; naturalmente vale também para as visões dos pastorinhos de Fátima. As imagens por eles delineadas não são de modo algum mera expressão da sua fantasia, mas fruto duma percepção real de origem superior e íntima; nem se hão de imaginar como se por um instante se tivesse erguido a ponta do véu do Além, aparecendo o Céu na sua essencialidade pura, como esperamos vê-lo na união definitiva com Deus. Poder-se-ia dizer que as imagens são uma síntese entre o impulso vindo do Alto e as possibilidades disponíveis para o efeito por parte do sujeito que as recebe, isto é, das crianças. Por tal motivo, a linguagem feita de imagens destas visões é uma linguagem simbólica. Sobre isto, diz o Cardeal Sodano: « Não descrevem de forma fotográfica os detalhes dos acontecimentos futuros, mas sintetizam e condensam sobre a mesma linha de fundo fatos que se prolongam no tempo numa sucessão e duração não especificadas ». Esta sobreposição de tempos e espaços numa única imagem é típica de tais visões, que, na sua maioria, só podem ser decifradas a posteriori. E não é necessário que cada elemento da visão tenha de possuir uma correspondência histórica concreta. O que conta é a visão como um todo, e a partir do conjunto das imagens é que se devem compreender os detalhes. O que efetivamente constitui o centro duma imagem só pode ser desvendado, em última análise, a partir do que é o centro absoluto da « profecia » cristã: o centro é o ponto onde a visão se torna apelo e indicação da vontade de Deus.

Uma tentativa de interpretação do « segredo » de Fátima

A primeira e a segunda parte do « segredo » de Fátima foram já discutidas tão amplamente por específicas publicações, que não necessitam de ser ilustradas novamente aqui. Queria apenas chamar brevemente a atenção para o ponto mais significativo. Os pastorinhos experimentaram, durante um instante terrível, uma visão do inferno. Viram a queda das « almas dos pobres pecadores ». Em seguida, foi-lhes dito o motivo pelo qual tiveram de passar por esse instante: para « salvá-las » — para mostrar um caminho de salvação. Isto faz-nos recordar uma frase da primeira Carta de Pedro que diz: « Estais certos de obter, como premio da vossa fé, a salvação das almas » (1, 9). Como caminho para se chegar a tal objetivo, é indicado de modo surpreendente para pessoas originárias do ambiente cultural anglo-saxônico e germânico - a devoção ao Imaculado Coração de Maria. Para compreender isto, deveria bastar uma breve explicação. O termo « coração », na linguagem da Bíblia, significa o centro da existência humana, uma confluência da razão, vontade, temperamento e sensibilidade, onde a pessoa encontra a sua unidade e orientação interior. O « coração imaculado » é, segundo o evangelho de Mateus (5, 8), um coração que a partir de Deus chegou a uma perfeita unidade interior e, consequentemente, « vê a Deus ». Portanto, « devoção » ao Imaculado Coração de Maria é aproximar-se desta atitude do coração, na qual o fiat — « seja feita a vossa vontade » — se torna o centro conformador de toda a existência. Se porventura alguém objetasse que não se deve interpor um ser humano entre nós e Cristo, lembre-se de que Paulo não tem medo de dizer às suas comunidades: « Imitai-me » (cf. 1 Cor 4, 16; Fil 3, 17; 1 Tes 1, 6; 2 Tes 3, 7.9). No Apóstolo, elas podem verificar concretamente o que significa seguir Cristo. Mas, com quem poderemos nós aprender sempre melhor do que com a Mãe do Senhor?

Chegamos assim finalmente à terceira parte do « segredo » de Fátima, publicado aqui pela primeira vez integralmente. Como resulta da documentação anterior, a interpretação dada pelo Cardeal Sodano, no seu texto do dia 13 de Maio, tinha antes sido apresentada pessoalmente à Irmã Lúcia. A tal propósito, ela começou por observar que lhe foi dada a visão, mas não a sua interpretação. A interpretação, dizia, não compete ao vidente, mas à Igreja. No entanto, depois da leitura do texto, a Irmã Lúcia disse que tal interpretação corresponde àquilo que ela mesma tinha sentido e que, pela sua parte, reconhecia essa interpretação como correta. Sendo assim, limitar-nos-emos, naquilo que vem a seguir, a dar de forma profunda um fundamento à referida interpretação, partindo dos critérios anteriormente desenvolvidos.

Do mesmo modo que tínhamos identificado, como palavra-chave da primeira e segunda parte do « segredo », a frase « salvar as almas », assim agora a palavra-chave desta parte do « segredo » é o tríplice grito: « Penitência, Penitência, Penitência! » Volta-nos ao pensamento o início do Evangelho: « Pænitemini et credite evangelio » (Mc 1, 15). Perceber os sinais do tempo significa compreender a urgência da penitência, da conversão, da fé. Tal é a resposta justa a uma época histórica caracterizada por grandes perigos, que serão delineados nas sucessivas imagens. Deixo aqui uma recordação pessoal: num colóquio que a Irmã Lúcia teve comigo, ela disse-me que lhe parecia cada vez mais claramente que o objetivo de todas as aparições era fazer crescer sempre mais na fé, na esperança e na caridade; tudo o mais pretendia apenas levar a isso.

Examinemos agora mais de perto as diversas imagens. O anjo com a espada de fogo à esquerda da Mãe de Deus lembra imagens análogas do Apocalipse: ele representa a ameaça do juízo que pende sobre o mundo. A possibilidade que este acabe reduzido a cinzas num mar de chamas, hoje já não aparece de forma alguma como pura fantasia: o próprio homem preparou, com suas invenções, a espada de fogo. Em seguida, a visão mostra a força que se contrapõe ao poder da destruição: o brilho da Mãe de Deus e, de algum modo proveniente do mesmo, o apelo à penitência. Deste modo, é sublinhada a importância da liberdade do homem: o futuro não está de forma alguma determinado imutavelmente, e a imagem vista pelos pastorinhos não é, absolutamente, um filme antecipado do futuro, do qual já nada se poderia mudar. Na realidade, toda a visão acontece só para chamar em campo a liberdade e orientá-la numa direção positiva. O sentido da visão não é, portanto, o de mostrar um filme sobre o futuro, já fixo irremediavelmente; mas exatamente o contrário: o seu sentido é mobilizar as forças da mudança em bem. Por isso, há que considerar completamente extraviadas aquelas explicações fatalistas do « segredo » que dizem, por exemplo, que o autor do atentado de 13 de Maio de 1981 teria sido, em última análise, um instrumento do plano divino predisposto pela Providência e, por conseguinte, não poderia ter agido livremente, ou outras ideias semelhantes que por aí andam. A visão fala, sobretudo de perigos e do caminho para salvar-se deles.

As frases seguintes do texto mostram uma vez mais e de forma muito clara o caráter simbólico da visão: Deus permanece o incomensurável e a luz que está para além de qualquer visão nossa. As pessoas humanas são vistas como que num espelho. Devemos ter continuamente presente esta limitação inerente à visão, cujos confins estão aqui visivelmente indicados. O futuro é visto apenas « como que num espelho, de maneira confusa » (cf. 1 Cor 13, 12). Consideremos agora as diversas imagens que se sucedem no texto do « segredo ». O lugar da ação é descrito com três símbolos: uma montanha íngreme, uma grande cidade meia em ruínas e finalmente uma grande cruz de troncos toscos. A montanha e a cidade simbolizam o lugar da história humana: a história como árdua subida para o alto, a história como lugar da criatividade e convivência humana e simultaneamente de destruições pelas quais o homem aniquila a obra do seu próprio trabalho. A cidade pode ser lugar de comunhão e progresso, mas também lugar do perigo e da ameaça mais extrema. No cimo da montanha, está a cruz: meta e ponto de orientação da história. Na cruz, a destruição é transformada em salvação; ergue-se como sinal da miséria da história e como promessa para a mesma.

Aparecem lá, depois, pessoas humanas: o Bispo vestido de branco (« tivemos o pressentimento que era o Santo Padre »), outros bispos, sacerdotes, religiosos e religiosas e, finalmente, homens e mulheres de todas as classes e posições sociais. O Papa parece caminhar à frente dos outros, tremendo e sofrendo por todos os horrores que o circundam. E não são apenas as casas da cidade que jazem meio em ruínas; o seu caminho é ladeado pelos cadáveres dos mortos. Deste modo, o caminho da Igreja é descrito como uma Via Sacra, como um caminho num tempo de violência, destruições e perseguições. Nesta imagem, pode-se ver representada a história dum século inteiro. Tal como os lugares da terra aparecem sinteticamente representados nas duas imagens da montanha e da cidade e estão orientados para a cruz, assim também os tempos são apresentados de forma contraída: na visão, podemos reconhecer o século vinte como século dos mártires, como século dos sofrimentos e perseguições à Igreja, como o século das guerras mundiais e de muitas guerras locais que ocuparam toda a segunda metade do mesmo, tendo feito experimentar novas formas de crueldade. No « espelho » desta visão, vemos passar as testemunhas da fé de decênios. A este respeito, é oportuno mencionar uma frase da carta que a Irmã Lúcia escreveu ao Santo Padre no dia 12 de Maio de 1982: « A terceira parte do “segredo” refere-se às palavras de Nossa Senhora: “Se não, [a Rússia] espalhará os seus erros pelo mundo, promovendo guerras e perseguições à Igreja. Os bons serão martirizados, o Santo Padre terá muito que sofrer, várias nações serão aniquiladas” ».

Na Via Sacra deste século, tem um papel especial à figura do Papa. Na árdua subida da montanha, podemos sem dúvida ver figurados conjuntamente diversos Papas, começando de Pio X até ao Papa atual, que partilharam os sofrimentos deste século e se esforçaram por avançar, no meio deles, pelo caminho que leva à cruz. Na visão, também o Papa é morto na estrada dos mártires. Não era razoável que o Santo Padre, quando, depois do atentado de 13 de Maio de 1981, mandou trazer o texto da terceira parte do « segredo », tivesse lá identificado o seu próprio destino? Esteve muito perto da fronteira da morte, tendo ele mesmo explicado a sua salvação com as palavras seguintes: « Foi uma mão materna que guiou a trajetória da bala e o Papa agonizante deteve-se no limiar da morte » (13 de Maio de 1994). O fato de ter havido lá uma « mão materna » que desviou a bala mortífera demonstra uma vez mais que não existe um destino imutável, que a fé e a oração são forças que podem influir na história e que, em última análise, a oração é mais forte que as balas, a fé mais poderosa que os exércitos.

A conclusão do « segredo » lembra imagens, que Lúcia pode ter visto em livros de piedade e cujo conteúdo deriva de antigas intuições de fé. É uma visão consoladora, que quer tornar permeável à força santificante de Deus uma história de sangue e de lágrimas. Anjos recolhem, sob os braços da cruz, o sangue dos mártires e com ele regam as almas que se aproximam de Deus. O sangue de Cristo e o sangue dos mártires são vistos aqui juntos: o sangue dos mártires escorre dos braços da cruz. O seu martírio realiza-se solidariamente com a paixão de Cristo, identificando-se com ela. Eles completam em favor do corpo de Cristo o que ainda falta aos seus sofrimentos (cf. Col 1, 24). A sua própria vida tornou-se eucaristia, inserindo-se no mistério do grão de trigo que morre e se torna fecundo. O sangue dos mártires é semente de cristãos, disse Tertuliano. Tal como nasceu a Igreja da morte de Cristo, do seu lado aberto, assim também a morte das testemunhas é fecunda para a vida futura da Igreja. Deste modo, a visão da terceira parte do « segredo », tão angustiante ao início, termina numa imagem de esperança: nenhum sofrimento é vão, e precisamente uma Igreja sofredora, uma Igreja dos mártires torna-se sinal indicador para o homem na sua busca de Deus. Não se trata apenas de ver os que sofrem acolhidos na mão amorosa de Deus como Lázaro, que encontrou a grande consolação e misteriosamente representa Cristo, que por nós Se quis fazer o pobre Lázaro; mas há algo mais: do sofrimento das testemunhas deriva uma força de purificação e renovamento, porque é a atualização do próprio sofrimento de Cristo e transmite ao tempo presente a sua eficácia salvífica.

Chegamos assim a uma última pergunta: O que é que significa no seu conjunto (nas suas três partes) o « segredo » de Fátima? O que é nos diz a nós? Em primeiro lugar, devemos supor, como afirma o Cardeal Sodano, que « os acontecimentos a que faz referência a terceira parte do “segredo” de Fátima parecem pertencer já ao passado ». Os diversos acontecimentos, na medida em que lá são representados, pertencem já ao passado. Quem estava à espera de impressionantes revelações apocalípticas sobre o fim do mundo ou sobre o futuro desenrolar da história, deve ficar desiludido. Fátima não oferece tais satisfações à nossa curiosidade, como, aliás, a fé cristã em geral que não pretende nem pode ser alimento para a nossa curiosidade. O que permanece — dissemo-lo logo ao início das nossas reflexões sobre o texto do « segredo» — é a exortação à oração como caminho para a « salvação das almas », e no mesmo sentido o apelo à penitência e à conversão.

Queria, no fim, tomar uma vez mais outra palavra-chave do « segredo » que justamente se tornou famosa: « O meu Imaculado Coração triunfará ». Que significa isto? Significa que este Coração aberto a Deus, purificado pela contemplação de Deus, é mais forte que as pistolas ou outras armas de qualquer espécie. O fiat de Maria, a palavra do seu Coração, mudou a história do mundo, porque introduziu neste mundo o Salvador: graças àquele « Sim », Deus pôde fazer-Se homem no nosso meio e tal permanece para sempre. Que o maligno tem poder neste mundo, vemo-lo e experimentamo-lo continuamente; tem poder, porque a nossa liberdade se deixa continuamente desviar de Deus. Mas, desde que Deus passou a ter um coração humano e deste modo orientou a liberdade do homem para o bem, para Deus, a liberdade para o mal deixou de ter a última palavra. O que vale desde então, está expresso nesta frase: « No mundo tereis aflições, mas tende confiança! Eu venci o mundo » (Jo 16, 33). A mensagem de Fátima convida a confiar nesta promessa.

(Joseph Card. Ratzinger, então Prefeito da Congregação para a Doutrina da Fé).

Outras profecias dos pastorinhos

Convém lembrar que a pequena Jacinta teve um visão e relatou-a à Lúcia.

“Não sei como foi, eu vi o Santo Padre numa casa muito grande, de joelhos diante de uma mesa, com as mãos no rosto a chorar; fora da casa estava muita gente e uns atiravam-lhe pedras, outros rogavam-lhe pragas e diziam-lhe muitas palavras feias. Coitadinho do Santo Padre, temos que pedir muito por ele!”

Ela disse ainda:

"Não vês tantas estradas, tantos caminhos e campos cheios de gente morta a escorrer sangue? Tanta gente a chorar com fome, e não tem nada para comer?! E o Santo Padre a rezar?! E tanta gente a rezar com ele?!" "Posso dizer que vi o Santo Padre e toda aquela gente?" "Não. Não vês que isso faz parte do segredo?! Que por aí logo se descobria?!" (Pe. Antonio Maria Martins, S. J., Novos Documentos de Fátima, Ed. Loyola, São Paulo, sem data, p. 271).

Essa frase é confirmada pelo livro de Walsh sobre Fátima:

"Não - respondeu Lúcia - Não vês que isso faz parte do segredo?" (William Thomas Walsh, Nossa Senhora de Fátima, Quadrante, São Paulo, 1996, p. 110.)

“No prefácio da edição brasileira dos escritos da Irmã Lúcia, o Pe. Antonio Maria Martins S.J. afirma, de modo categórico, que a terceira parte do Segredo, ‘cujo texto não foi ainda divulgado, trata apenas da chamada Crise da Igreja’... O autor não explica como soube disso nem dá maiores esclarecimentos sobre o assunto.”

Jacinta via um Papa rezando e sendo apedrejado numa casa muito grande e, quando perguntou à Lúcia se podia contar isso e falar de uma multidão faminta e massacrada por estradas, Lúcia a proibiu, porque isso "fazia parte do segredo" e, sabendo desse detalhe, "ficaria fácil descobrir o segredo". Contudo estes detalhes não aparecem no texto já publicado pelo Vaticano; Por quê?

E, numa quarta redação da mensagem de Fátima, a Irmã Lúcia escreveu uma frase pouco conclusiva: "O dogma da Fé se manterá sempre em Portugal, etc." O que faz supor provavelmente que o dogma da Fé não se manteria no mundo inteiro especificamente em outros países. Portugal seria uma espécie de fortaleza. Nada na visão publicada fala de uma crise da Fé em nenhum país. Por quê?

Numa carta de 19-2-1940, Irmã Lúcia escreveu ao Cardeal patriarca de Lisboa:

"Eminentíssimo Senhor Cardeal, Nosso Senhor está descontente e amargurado com os pecados do mundo e com os de Portugal, queixando-se da falta de correspondência, vida pecaminosa do povo e em especial da tibieza, indiferença e vida demasiado cômoda que levam a maioria dos sacerdotes, religiosos e religiosas é limitadíssimo o número das almas com quem se encontra na oração e no sacrifício. Em reparação e súplica por si e pelas outras nações, Nosso Senhor deseja que em Portugal sejam abolidas as festas profanas nos dias de carnaval e substituídas por orações e sacrifícios com preces públicas pelas ruas. Rogo pois a Vossa Eminência se digne em união com todos os Excelentíssimos Senhores Bispos promovê-las, não esquecendo que Nosso Senhor, ao prometer uma proteção especial à nossa Nação, a declarou também culpada e lhe anunciou algo que sofrer também. Esse algo consistirá em conseqüências de guerras estrangeiras mais ou menos graves segundo a nossa correspondência aos desejos de Nosso Senhor. Nosso Senhor deseja que atraiamos assim a paz não só sobre Portugal mas sobre as demais nações." (Apud Padre Antônio Maria Martins, S. J., Novos Documentos de Fátima, ed. Loyola, São Paulo, sem data, p. 251).

Isto na década de 40 e hoje como estará o Senhor Jesus desapontado com a descristianização do mundo e dá forte preponderância dos vícios mundanos e do esfriamento da fé de muitos católicos, estas palavras têm quais significados, então Portugal e outras nações serão também culpadas e castigadas pelos pecados de muitos e também por causa desregramento moral dos clérigos e pela vida cômoda e pecaminosa que levam muitos?

Fonte:

Site Oficial do Vaticano. A Mensagem de Fátima. Disponível em: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20000626_message-fatima_po.html#top